martedì 19 giugno 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 3)

Riassunto delle puntate precedenti (che trovate qui e qui): a seguito della crisi economica, Pollicino e i suoi 6 fratelli vengono ripetutamente abbandonati nel bosco da due genitori degeneri. La seconda volta, causa utilizzo di un sistema di segnalazione commestibile (briciole di pane che vengono mangiate dagli uccelli) nemmeno la presunta sagacia di Pollicino riesce a riportare i sette pargoli in una casa dove nessuno li vuole.

Non solo: il nostro piccolo genio (per mancanza di prove) trascina gli sventurati fratelli nella casa dell’Orco (che, per contratto, mangia i bambini). Insomma: eravamo qui: 
La moglie dell'Orco, credendo di poterli nascondere al marito fino alla mattina, li lasciò entrare e li fece scaldare davanti a un bel fuoco; perché c'era un montone intiero allo spiedo per la cena dell'Orco.Cominciarono a scaldarsi, quando udirono tre o quattro colpi bussati forte alla porta: era l'Orco che tornava. Subito la donna li fece nascondere sotto il letto, e corse ad aprire.
l'Orco scopre i bimbi s
otto il letto (non ci voleva
mica molto, peraltro) 
Sotto il letto!? Questo sarebbe il piano della moglie dell’Orco per salvare i sette bambini? Ma stiamo scherzando? Tanto valeva faglieli trovare direttamente nel piatto!
Infatti, l’Orco, dopo essersi sbafato il montone, inizia a fiutare a destra e a manca come un cane da tartufi e trova i sette sotto il letto… Naturalmente, da buon Orco, prende sportivamente il tentativo di inganno della moglie:  
Ah! esclamò, ecco come mi vuoi infinocchiare, strega maledetta! Non so chi mi tenga dal mangiar te per la prima. Fortuna per te che sei una bestia vecchia. Ecco della caccia che mi arriva a proposito per trattare tre Orchi amici miei, che verranno fra giorni a farmi visita.
Andò a prendere un coltellaccio, e avvicinandosi ai bimbi, lo andava affilando sopra una lunga pietra che teneva nella mano sinistra.
La donna, tuttavia, convince l’Orco, che è un po’ brillo, a ucciderli l’indomani. Si tratta, come vedremo tra poco, di una pessima decisione. 
L'Orco avea sette figlie, tutte piccine. Queste piccole orche aveano tutte una bella carnagione, perchè mangiavano carne fresca come il padre; ma aveano degli occhietti grigi e tondi, il naso ad uncino e una boccaccia fornita di denti lunghi, puntuti e slargati. Molto cattive non erano ancora; ma davano di sè belle speranze, perché già mordevano i bimbi per succhiarne il sangue.
Che soddisfazione per il nostro simpatico Orco! Sette orchessine belle pasciute, già sulla buona strada. Mica come quei fessi dei sette figli dei boscaioli che non fanno altro che farsi abbandonare nei boschi!

Comunque: le sette figlie sono già a letto. E nella stessa stanza ci infilano i sette fratelli (cosa pensate! In un altro letto naturalmente: è sempre una fiaba. Si possono abbandonare i figli, uccidere innocenti, sgozzare infanti. Ma ogni riferimento sessuale è verboten).

E qui riemerge la presunta sagacia di Pollicino, che spinge la storia verso quegli abissi di orrore tipici delle belle fiabe di una volta che piacciono tanto al Petrini… 
Pollicino aveva intanto notato che le figlie dell'Orco aveano in capo delle corone d'oro; e poichè temeva che l'Orco s'avesse a pentire di non averli scannati la sera stessa, si alzò verso la mezzanotte, prese il berretto proprio e quelli dei fratellini, e piano piano li andò a mettere in capo alle figlie dell'Orco, dopo aver loro tolto le corone d'oro. Queste qui poi se le misero lui e i fratelli, affinchè l'Orco scambiasse loro per le figlie, e le figlie pei ragazzi che volea scannare.
Ecco. Il genitore accorto qui ha già capito che finisce male. Ma il pargolo ti guarda con occhi sognanti, dicendo “e poi? Cosa succede?” 
La cosa andò per l'appunto come l'avea pensata; perchè l'Orco, svegliatosi sulla mezzanotte, si rammaricò di aver rimandato al domani quel che potea fare il giorno prima. Salì a tentoni nella camera delle figlie, e si accostò al letto dov'erano i ragazzi, i quali tutti dormivano, meno Pollicino che ebbe una paura terribile quando si sentì toccare la testa dalla mano dell'Orco, che gíà avea toccato la testa dei fratelli. L'Orco che sentì le corone d'oro: "Stavo per farla grossa, brontolò; si vede che ho bevuto troppo iersera. Si accostò poi al letto delle figlie, e quando ebbe palpato i berretti: "Ah! eccoli, disse, i bricconcelli! Lavoriamo da bravi!" Così dicendo, e senza esitare un momento, tagliò la gola alle sue sette figlie, e tutto contento della bravura, se ne tornò da basso accanto alla moglie.
Oh! Che bello!. Un padre (seppur Orco) che sgozza le sue sette figlie.
Quale altra immagine lasciare ai nostri bambini? Cosa c’è di meglio di un bello sgozzamento di minori per mandare a letto sereni i mostriciattoli?

E poi succede qualcosa che mi ha sempre lasciato perplesso: 
Non appena udì russare l'Orco, Pollicino destò i fratelli e disse loro che si vestissero presto e lo seguissero. Discesero in punta di piedi in giardino e saltarono di sopra al muro. Corsero quasi tutta la notte, tremando sempre e senza sapere dove andassero.
Scappano così. Senza incontrare alcun ostacolo. Niente porte sbarrate, cani di guardia, sistemi antifurto Beghelli. Ma santa pazienza, allora non potevi scappare prima, evitando lo sgozzamento? Cioè, Pollicino: serviva mettere in pista questo piano astruso modello A-Team del cambio berretti-coroncine? Piano che peraltro ti è riuscito solo per una fortunata coincidenza?

Faccio a questo punto una pausa nel flusso narrativo per fare una considerazione: alla fin fine i genitori Orchi fino a questo momento si sono dimostrati molto meglio dei genitori umani di Pollicino & brothers.
Voi direte: ma se l’Orco voleva sgozzare i sette piccoli umani! Certo: ma intanto non erano figli suoi.
Le sue figlie mangiano carne fresca, hanno una bella carnagione e posseggono ognuna una coroncina d’oro.
I genitori di Pollicino, per incapacità imprenditoriale, fanno fare la fame ai figli e non contenti li abbandonano ripetutamente nel bosco.
Ora, non so cosa ne pensate voi: ma tra i due esempi mi pare che gli umani non ci facciano una grade figura …

Tornando a bomba alla nostra storia, la mattina dopo si scopre la tragedia:
Svegliatosi l'Orco, disse alla moglie: "Va di sopra e apparecchiami quei furfantelli di iersera." L'Orca si maravigliò di tanta bontà nel marito, e subito montò di sopra, dove ebbe un colpo quando vide le sette figlie scannate che nuotavano in un mare di sangue.
E con questa poetica immagine delle orchette sgozzate che nuotano in un bagno di sangue, che credo sia quanto di più indicato per un bambino di tre anni, finisco questa puntata.

Ci manca solo il gran finale. O, meglio, i gran finali. Visto che il Perrault ne ha scritti ben due. Ma di questo parleremo la prossima volta.

lunedì 18 giugno 2012

Il compleanno del sosia di Paul Mc Cartney



Un omaggio a Paul (ma a me piaceva più John) e alle teorie dei complotti. Che dimostrano che la fantasia umana non ha limiti. E come questo non sia sempre un bene.

Per chi volesse saperne di più dei complotti suggerisco:
http://attivissimo.blogspot.it/p/indice-delle-indagini-antibufala.html
http://complottismo.blogspot.it/

giovedì 31 maggio 2012

I parchetti e la Sindrome di Micheleserra


Con la bella stagione (nonostante la primavera più piovosa della storia), si infittiscono le visite dei mostriciattoli ai parchetti che, come trappole ineludibili, circondano in ogni direzione casa nostra.

Un parchetto di oggi (nemmeno troppo grande)
Ma voi li avete presenti i parchetti di oggi?

Sistemi di scivoli a forma di nastro di Moebius, ponti tibetani, torri, case, casette, casupole, pareti per arrampicarsi, scale di corde, giochi a molla, tubi, pale rotanti, alabarde spaziali, liane. Il tutto in gruppi di giochi a forma di Cargo battente bandiera liberiana, Castello di Hogwarts, Fattoria degli animali, Battlestar Galactica, Morte nera, posati su un sottofondo di gomma semimorbida, colorata, antiurto e antigraffio.

L’altro giorno, mentre sorvegliavo blandamente i mostriciattoli che, appesi a una liana, si lanciavano a testa in giù dentro un tubo rosso di cui non scorgevo l’uscita, ho ripensato ai parchetti di quando ero giovane io. 

E mi è venuto per un attimo un rigurgito di Sindrome di Micheleserra. Ovvero l’indulgente atteggiamento di dire: ah, come era più semplice e bello ai miei tempi quando avevamo poche cose, ma con queste ci divertivamo anche di più di adesso che abbiamo tutto.

Poi però ho ripensato bene a come erano i parchi giochi ai miei tempi (evitando che il tempo smussasse troppo gli angoli della memoria, come dice De Gregori). Ne faccio una breve descrizione per ricordarmi che, come diceva mio nonno, si stava più male, quando si stava peggio.

Allora, in primo luogo c’era uno scivolo, singolo, in metallo. Un attrezzo che in epoche antiche (tra la caduta di Costantinopoli e la Battaglia di Lepanto) era stato rosso o blu (si potevano ancora intravedere alcuni frammenti di pittura). Ma che ai miei tempi era di un colore tra il grigio e la ruggine.

Un parchetto negli anni '70 (in piena Piccola Era Glaciale)
A fianco erano posizionate due altalene, di cui una regolarmente rotta (ho sempre pensato che i Comuni per risparmiare le comprassero già così: con una altalena rotta). Sotto l’altalena funzionante (per il cui utilizzo si creava una fila che neanche a Melegnano il 30 agosto) si formava una buca. Per questo c’era regolarmente tra settembre e luglio una pozzanghera o uno strato di fango. Ad agosto no. Ma l’altalena (e gli altri giochi) non si potevano usare perché raggiungevano sotto il sole la temperatura di 120/130 gradi.

Infine si poteva trovare una giostra di quelle che venivano fatte girare vorticosamente agendo su un volante centrale. Vinceva il primo che vomitava.
O, in alternativa, poteva esserci un bilanciere: ovvero quell’asta su perno centrale su cui due bimbi dovevano sedersi basculando su e giù alternativamente. Qui il dramma avveniva quando uno dei due pargoli scendeva improvvisamente facendo precipitare l’altro verso terra con gravi rischi di frattura del coccige.

E questo era tutto (se si escludono le panchine per le mamme e i nonni). In effetti, una volta un bambino che veniva da un'altra Regione ci disse che da loro c’erano parchi giochi in cui c’erano quattro altalene (tutte funzionanti) e sia la giostra sia il bilanciere. Ma naturalmente nessuno ha creduto a questa palese frottola. Ho saputo poi che da grande è diventato uno stimato giornalista. Quando si dice: “era portato fin da giovane”.

martedì 22 maggio 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 2)


Pollicino, in un ritratto
della bravissima Lucia Salemi
Nella puntata precedente, che trovate qui, abbiamo visto come due piccoli imprenditori (ramo taglialegna), non particolarmente dotati dal punto di vista manageriale (ma irresponsabilmente prolifici), tentano di abbandonare nel bosco i loro sette figli causa crisi economica. 

Vengono tuttavia buggerati dal figlio più piccolo (che il Perrault dice essere molto intelligente, anche se lo descrive più come un disadattato sociopatico affetto da handicap fisici). Insomma: il Pollicino, con il vecchio trucco delle pietruzze, riporta i sei fratelli a casa proprio in un raro momento di stabilità economica, visto che il signore del villaggio aveva appena pagato un vecchio debito di dieci scudi (dal che si dimostra come il problema dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni abbia radici antiche…). Insomma: eravamo qui:
La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.
I due, evidentemente, non mangiano pane e volpe a colazione, visto che Pollicino li scopre un’altra volta. Tuttavia, nella loro ottusità, prendono un paio di interessanti contromisure:
Per segreto che fosse il complotto, Pollicino ne afferrò qualche parola, e subito contò di cavarsi d'impaccio come la prima volta; ma, benchè si alzasse di buon mattino per raccoglier pietruzze, non riuscì nell'intento, perchè trovò chiusa a doppia mandata la porta di casa. Non sapea che fare, quando, avendo la mamma dato a ciascuno un pezzo di pane per la colazione, ei pensò di servirsi del pane invece che delle pietruzze, sbricciolandone la mollica lungo la strada che avrebbero fatto. 
I due genitori modello riportano quindi i figli nel bosco e li riabbandonano. 
Il babbo e la mamma li menarono nel punto più fitto e scuro del bosco, e poi, infilata una scorciatoia, li piantarono soli.
Qui inizio a pensare che il Perrault non abbia torto sula sagacia di Pollicino: ma solo in termini relativi. Voglio dire: è evidente che gli altri sei fratelli sono dei rimbambiti. Ma scusa: ti hanno già abbandonato nel bosco una volta. Santa pazienza, cosa ci torni a fare? Inventati una scusa: chessò, che ti è morto il gatto, che devi andare a scuola, che ci sono i Power Ranger in tv!

Comunque, Pollicino, forte di una infondata sicumera, cerca di riportarli a casa di nuovo. 
E ancora: ti hanno abbandonato due volte! Sveglia! Non ti vogliono, fattene una ragione!
Purtroppo però il suo piano rileva profondi deficit strutturali: 
Pollicino non se n'afflisse gran che, credendo di poter ritrovare la via di casa per mezzo del pane sbricciolato cammin facendo; ma fu molto sorpreso, quando non riuscì a trovarne nemmeno una briciola: gli uccelli erano venuti e aveano mangiato ogni cosa.
Iniziano a camminare nel bosco, ma senza navigatore si perdono. E qui, seguendo la vena allegra che pervade tutta la fiaba, iniziano una serie di sfighe concatenate:
Venne la notte, e un gran vento si levò, che faceva loro una paura terribile. Da tutte le parti parea loro di sentire gli urli dei lupi che venivano per mangiarli. Sopravvenne un acquazzone, che li bagnò fino all'osso; sdrucciolavano ad ogni passo, ruzzolavano nella mota e si rialzavano tutti inzaccherati, non sapendo che fare delle loro mani.
Insomma, mancano solo la pioggia di rane e le lingue di fuoco che cadono dal cielo.
Al Pollicino viene comunque una idea non peregrina. Si arrampica su un albero per orientarsi un po’. Scorge così una luce di una candela verso la quale guida i sei decerebrati che gli si accompagnano:
Arrivarono finalmente alla casa dov'era la candela, non senza molta paura; perché spesso la perdevano di vista, quando scendevano in qualche sentiero più basso. Bussarono alla porta. Una buona donna venne ad aprire, e domandò che cosa volessero. Rispose Pollicino che erano dei poveri bambini sperdutisi nel bosco, e che domandavano per carità un posticino per dormire.
E qui tu pensi: una buona donna. Oh! Finalmente un po’ di fortuna dopo tutta questa sfiga. E invece no, non hai tenuto conto del sadismo macabro del Perrault:
La donna, vedendoli tutti così bellini, si mise a piangere. "Ahimè! disse, poveri piccini, dove siete capitati! Sapete voi che questa è la casa d'un Orco, che si mangia i bimbi? Ahimè! signora, rispose Pollicino, e che faremo noi? Se non ci date ricovero, non può mancare che stanotte stessa non ci mangino vivi i lupi del bosco. Se così dev'essere, meglio è che ci mangi il signor Orco; può anche darsi che abbia pietà di noi, se voi vi compiacerete di pregarlo".
Allegria! Direbbe Mike. Cosa succederà adesso? Come finirà questo derby dello sbranamento di bimbi tra i Lupi e l’Orco? Lo vedremo nella prossima puntata di questa storia.

A nanna, bimbi.

giovedì 17 maggio 2012

L'incredibile James Randi

Mentre proseguo l'esegesi di Pollicino (qui la prima parte) che presenta aspetti sempre più inquietanti, vi segnalo che in questi giorni è stato in Italia James Randi. 

James Randi è (davvero) un esempio, per i mostriciattoli.
Insomma l'opposto di quest'altro: http://zoodeimieifigli.blogspot.it/2012/02/un-genio-del-nostro-tempo-un-esempio.html

Per i due o tre che no lo conoscessero, è un ex illusionista (uno dei più grandi di tutti i tempi) che da qualche anno passa la vita a smascherare imbroglioni, presunti parapsicologi, maghi e fattucchiere.
Se volte saperne di più, potete iniziare da qui: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100313

È anche una delle persone più spiritose che girano per questo piccolo mondo: se avete dieci minuti, guardate questo video. È in inglese, ma ci sono i sottotitoli in 30 lingue (compreso l'italiano).

giovedì 10 maggio 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 1)


Se Carlo Petrini (quello di slow food)  leggesse questo blog so già che penserebbe: vabbè, ma tu te la prendi con i Barbapapà, i puffi, Velma Dinkley. Tutta roba moderna. Bisogna tornare alle care vecchie favole di una volta. Favole a chilometri zero, in cui si ritrovano i sani valori della campagna…

Vorrei essere chiaro: trattasi di FREGNACCE.

E ve lo dimostro con una delle fiabe più innocenti: Pollicino, il simpatico racconto di quella sagoma di Charles Perrault (datato 1697 o giù di lì).

Uso questa fiaba perché il mostriciattolo numero 1 ha un’ossessione per Pollicino. Una ossessione che mi ha obbligato a leggere Pollicino quelle 27 volte al mese che fanno sempre piacere.

Vediamo l’inizio, la presentazione della famiglia di Pollicino:

C'era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti. Il maggiore avea solo dieci anni e il più piccolo sette. Come mai, direte, tanti figli in così poco tempo? Gli è che la moglie andava di buon passo e non ne faceva meno di due alla volta.

Era poverissima, e i sette bimbi gl'incomodavano assai, visto che nessuno di essi era in grado di buscarsi da vivere.

Siamo quindi di fronte a una coppia di imprenditori, ramo materiale da costruzione e combustibili, con una impresa di famiglia che non versa in buone acque. Nonostante questo figliano come un Barbapapà qualunque. 

Ma, santa pazienza, se i figli t’incomodano assai, perché cavolo li hai fatti? Insomma, ci troviamo subito di fronte a una bella ventata di allegria campagnola, di quelle che piacerebbero al nostro Petrini. 

Vediamo adesso l’introduzione del nostro protagonista, il Pollicino:

Per giunta di cordoglio, il più piccino era molto delicato e non apriva mai bocca, sicchè si scambiava per grulleria quello che era un segno di bontà di cuore. Era piccolissimo, e quando venne al mondo non era mica più grosso del pollice, ed è perciò che lo chiamarono Pollicino. Questo povero bimbo era il bersaglio della casa, e sempre a lui si dava il torto. Era però il più sennato e fine di tutti i fratelli, e se poco parlava, ascoltava molto.

Il nostro eroe è quindi un disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo. Uno a metà tra Forrest Gump e Rain Man. Questo è il modello che additiamo ai mostriciattoli …

Comunque, in questo turbinio di ottimismo e spensieratezza, ecco che arriva una bella crisi economica che si abbatte su una gestione aziendale che, come abbiamo visto, già presentava diverse carenze. E allora cosa pensano i due amorevoli genitori? Ma certo! Di abbandonare i figli:

Venne una gran brutta annata, e tanta fu la carestia, che quella povera gente decise di sbarazzarsi dei piccini. Una sera che questi erano a letto, lo spaccalegna disse tutto afflitto alla moglie, seduta con lui davanti al fuoco: "Tu vedi che non possiamo più dar da mangiare ai piccini; vedermeli morir di fame sotto gli occhi non mi dà l'animo, e ho deciso di menarli domani al bosco perchè vi si sperdano”.

La moglie, per un po’, fa finta di fare resistenza, ma alla fine cede. D’altronde, quale genitore non abbandonerebbe i figli in questa occasione. Purtroppo i due non hanno tenuto conto del figlio sociopatico, che evidentemente è pure insonne:

Pollicino aveva intanto udito ogni cosa, perché essendosi accorto che discorrevano di affari, era sgusciato fuori dal suo letticciuolo e s'era insinuato sotto lo sgabello del padre.

E cosa fa il piccolo genio (fino a prova contraria)? Chiama la polizia? O almeno lo sceriffo di Sherwood? Avverte il telefono azzurro? Avvisa i fratelli e insieme fanno internare i genitori, rilevando l’azienda di famiglia e facendola diventare una multinazionale del legno, una nuova IKEA? No:

Andò subito a ricoricarsi, nè chiuse più occhio, pensando a quel che avesse da fare. Si alzò di buon mattino e se n'andò sulle rive d'un ruscello, dove s'empì le tasche di pietruzze bianche, e poi se ne tornò a casa. Si misero in cammino, e Pollicino non disse niente ai fratelli di quanto sapeva.

La mattina dopo i due genitori modello portano i figli nel bosco. E li abbandonano.

Quando si videro soli, i bambini si dettero a gridare e a piangere il più che potevano.

E qui esce il lato sadico di Pollicino:

Pollicino li lasciava gridare, ben sapendo per che via ritornare a casa; poichè cammin facendo, avea lasciato cader per terra le pietruzze portate in saccoccia. "Non abbiate paura, disse, fratelli miei; il babbo e la mamma ci han lasciati qui, ma io vi ricondurrò fino a casa: seguitemi."

I fratelli, immagino dopo aver massacrato di botte Pollicino per vendicarsi della bastardata che gli ha appena fatto, lo seguono.  Ora mi chiedo e vi chiedo: ti hanno abbandonato. Ma cosa torni a casa a fare? Cioè, cosa speri, che abbiano cambiato idea? E questo sarebbe il fratellino intelligente?

Comunque: tornano a casa. E cosa trovano? Vediamo:

Arrivati a casa dal bosco, lo spaccalegna e la moglie ricevettero dieci scudi, che da un pezzo doveano riscuotere dal signore del villaggio e sui quali non contavano più. Si sentirono rinascere, tanta era la fame che li tormentava. Il marito mandò subito la moglie dal beccaio. E poichè da molto tempo si stava digiuni, la donna comprò tanta carne che poteva bastar per sei persone non che per due.

Cioè: i due impuniti hanno appena abbandonato sette figli nel bosco perché non hanno di che mangiare, condannandoli a morire nella migliore delle ipotesi sbranati dalle belve. Trovano i soldi e tu dici: la prima cosa che penseranno è andare a recuperare i figli. Nooooooooo! Giù a mangiare ai quattro palmenti. Poi, a stomaco pieno, gli viene qualche rimorso:

Saziati che furono, disse la poveretta: "Ahimè, dove saranno ora quei poveri piccini! Che festa farebbero di questi avanzi”

Gli avanzi ?!?!? Vabbé, abbiamo capito che i due taglialegna non vinceranno il premio "genitore dell'anno 1697/8". A questo punto, tuttavia, il Perrault apre uno spaccato sociologico sul rapporto uomo/donna che, pur interrompendo il flusso narrativo, ci fa capire come le cose non siano per niente cambiate dal 1697 a oggi:

Lo spaccalegna, dalli e dalli, gli scappò la pazienza, e minacciò di batterla, se non si stava zitta. Non già che non fosse più addolorato di lei; ma la moglie ciarliera gli rompeva la testa ripetendogli che l'avea detto, ed egli era come tanti altri, cui piacciono le donne che dicono bene, ma che non possono soffrire quelle che hanno sempre ben detto.

Ed ecco che, mentre la moglie continua a struggersi e il marito a smaronarsi, con un coup de teatre degno dei migliori telefilm degli anni ottanta, i sette figli ricompaiono. I genitori sono abbastanza contenti e gli danno pure da mangiare (immagino gli avanzi di cui sopra).

Tutto bene quel che finisce bene, uno pensa. Invece no: l’incapacità imprenditoriale dei due taglialegna unita al calo del PIL ci rimette lo zampino:

La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.

Cosa succederà adesso? lo vedremo nella prossima puntata di questa disamina del “mito” Pollicino…

mercoledì 11 aprile 2012

Le angosce di un genitore di fronte alla grande storia

Stanotte ho sognato che, tra qualche anno, la maestra avrebbe chiesto ai mostriciattoli una ricerca sulla  seconda repubblica ...















... e mi sono svegliato in un bagno di sudore ...

mercoledì 4 aprile 2012

Barbapapà e gli abusi edilizi

Visto che a fare figli in questo momento è la generazione nata tra gli anni settanta e ottanta, sono tornati in voga i cartoni di quando noi eravamo piccoli.

Tra i primi, è rispuntata l’allegra famiglia di blob obesi: i Barbapapà, qui di fianco in una immagine 3D d'epoca.

Che poi è il papà che si chiama “Barbapapà”. Siccome anche la mamma e i figli si chiamano “Barbapapà”, dobbiamo presumere che questo sia il cognome. Cioè Barbaforte si chiama “Barbaforte Barbapapà”. E quindi – pensateci bene - Barbapapà si chiama “Barbapapà Barbapapà”. Santi numi.

A prescindere da queste illuminazioni onomastiche che vengono solo agli adulti, rivedere questi cartoni è una esperienza un po’ agghiacciante (poi uno coi mostriciattoli non lo dà a vedere, ma è così).

Prendiamo un attimo il problema della casa (dei Barbapapà, naturalmente).

Facciamo un breve riassunto della situazione per chi non avesse piccoli mostriciattoli e, di conseguenza, non avesse recentemente avuto il piacere di vedersi ogni singolo episodio della saga quelle quindici/sedici volte regolamentari.

Dopo essere sbucato da sotto il giardino (episodio 1), Barbapapà che è evidentemente un alieno o un immigrato clandestino (non assomiglia per niente agli abitanti del luogo), viene giustamente scambiato per un animale e spedito prontamente allo zoo. Qui scopre di essere capace di mutare forma (episodio 2). Il tutto senza aver mai visto Terminator 2 o un episodio di Star Trek Deep Space Nine. Comunque, salva alcune persone da un incendio trasformandosi in una scala e viene accettato. Gli costruiscono una prima casetta, forse già questa con un abuso edilizio, in giardino.

Dopo alcuni episodi (dal 4 al 7) in cui il nostro, accompagnato illegalmente da due minorenni, gira mezzo mondo (oltre che la luna) alla ricerca di una compagna, spendendo una fortuna non sua (visto che non lavora), finalmente la trova nel giardino della casa da cui era partito (quando si dice moglie e buoi dei paesi tuoi …).

Si sposano e fanno subito sette (dicesi sette!) figli (episodio 8).

A questo punto evidentemente il monolocale costruito in giardino non basta più. Certo, ci si poteva pensare anche prima di procreare in maniera così sconsiderata.

I Barbabapà ripresi da una telecamera di servizio
nell'atto di occupare abusivamente una casa
Ma tant’è: i due minori trovano una soluzione. Fanno occupare abusivamente una casa che i Barbapapà ristrutturano alla bell’è meglio (episodio 10). Io mi chiedo, ma i genitori di questi due dove stanno? Si rendono conto di cosa combinano i loro figli?

Tenete conto che sotto il profilo penale è ravvisabile nell’ordine: il reato di invasione di terreni od edifici (art. 633 c.p.), ma anche danneggiamento (art. 635 c.p.) e furto (artt. 624 e 625 c.p.). Senza contare la violazione di domicilio (art. 614 c.p.).

Ma sorvoliamo.

Poco dopo il legittimo proprietario decide di fare una sana speculazione immobiliare sull’area (episodio 11). Fa sgombrare i blob obesi che occupano abusivamente una sua proprietà, abbatte il rudere fatiscente e costruisce un moderno complesso immobiliare, dotato di tutti i confort.

Non solo: regala agli ex occupanti abusivi un appartamento! (è proprio vero che è un’opera di fantasia: lo capisci da particolari assolutamente improbabili come il fatto che un costruttore regali un bilocale a qualcuno).

Ma, guarda un po’, l’appartamento gratis non piace ai nostri eroi. È troppo piccolo, dicono gli ingrati.

Ma scusa, dico io: sei capace di trasformarti nella qualunque. Suvvia! “Resta di stucco è un barbatrucco” fai il piacere di diventare più piccolo! Oppure mangia meno: è evidente che tutta la famiglia ha problemi di peso!

No. Niente. Se ne vanno.

E fanno pure gli offesi! Gli hanno regalato un appartamento troppo piccolo! Poverini!

Il plastico della casa abusiva dei Barbapapà
utilizzato da  Bruno Vespa  nella famosa puntata
di Porta a Porta sugli ecomostri
Per rimediare, trovano un terreno, con un bel torrentello, e si costruiscono una casa abusiva! (reato “permanente” ex art. 44 del Testo unico dell’edilizia).

E poi passano episodi su episodi a fare la morale a noi umani.

Ma se solo per il problema della casa hanno commesso più reati di Callisto Tanzi e Lele Mora messi assieme!

E badate: non sto conteggiando i reati commessi nell’episodio 12 per resistere al tentativo di abbattere l’ecomostro che hanno costruito (violenza, minacce, resistenza a pubblico ufficiale) e i reati ambientali: immaginatevi infatti nove blob obesi in una casa che non è collegata al sistema fognario ma scarica nel torrentello di cui sopra.

Cioè, nei cartoni e nei libri non si accenna mai al problema della barbacacca: ma questi mangiano e da qualche parte dovranno pur evacuare…

Ecco: di questo e di altri inquietanti segreti dei Barbapapà, parleremo forse in un altro post…


mercoledì 28 marzo 2012

Finem fidei



La storia tra Emilio Fede e Mediaset è finita così, una sera di primavera.

Ma io voglio ricordarlo bello e giovane, con il suo piglio da "Sciupone l'Africano", l'affettuoso nomignolo affibbiatogli ai tempi in cui faceva l'inviato in Africa per la Rai a causa di note spese vagamente faraoniche.


Struggenti messaggi di commiato Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone.

mercoledì 21 marzo 2012

Intervallo

Mi scuso con i miei tre lettori (che non è una citazione del Manzoni: è che questo blog lo leggono proprio in tre), ma per qualche giorno sono preso da un grosso evento a Roma e potrò postare nuove cose solo molto saltuariamente.

Nel frattempo vi consiglio questo bellissimo video: chi non ricorda questa epocale puntata dell'Intervallo con Gratteri (PA), Apecchio (PU), Visso (MC) e guest star Pozza di Fassa (TN)...



Per chi se lo fosse sempre chiesto (ma anche per chi invece non si è mai posto il problema) vi informo che la musica dell’intervallo è la Toccata in la maggiore (dalla sonata VI per gravicembalo) di Pietro Domenico Paradisi (Napoli, 1707 – Venezia, 25 agosto 1791)

venerdì 16 marzo 2012

Il weekend dei mostriciattoli

Con l'arrivo del venerdì il genitore moderno inizia a interrogarsi su quali mirabolanti attività programmare per i mostriciattli.

Un turbinio di musei, cinema, letture animate, teatro, mostre in cui intruppare l'infante tra sabato e domenica.

Proprio alcuni minuti fa ho trovato sul sito di Repubblica il nuovo film da far vedere ai mostriciattoli questa settimana. 


Courtney Love contro i Muppets!!!
Semplicemente imperdibile.

Certo, quando uscirà "senza mutande contro senza vergogna" lo surclasserà.
Ma al momento è ancora in preproduzione.

L'art. 18, Matteo Renzi e il Vasari


lunedì 12 marzo 2012

Quando si stava peggio (o dell'ottimismo)

Io sono un ottimista.
Certo, a questo mondo ci sono un sacco di problemi.
Ma penso che le cose all'homo sapiens sapiens non siano mai andate così bene.
E penso che in futuro, ai mostriciattoli, andrà ancora meglio.

Nel video che segue c'è molto di quello che penso (è in inglese, ma ci sono anche i sottotitoli in italiano). E sotto il video una sinesi della mia visione del mondo.





sabato 3 marzo 2012

Senza-mutande contro Senza-vergogna

I miei supereroi erano Goldrake, Mazinga (con e senza zeta), Gig-robot (che si scrive Jeeg Robot, ma io mica lo sapevo, da piccolo). Mi dicono che i bimbi di oggi hanno cose che si chiamano Ben Ten, Bakugan e Gormiti (che non ho mai visto, ma è del tutto evidente che essendo ormai un genitore non posso che pensare che siano quanto di più diseducativo ci sia sul globo terraqueo. È chiaro che il MOIGE è stato corrotto dal Gruppo Bilderberg …).

E allora mi sono chiesto:
Quali saranno i supereroi quando i mostriciattoli saranno in età preadolescenziale?

In questi giorni penso di aver trovato la risposta a questo pressante quesito.

Ecco gli indizi rivelatori, sotto forma di quattro fondamentali notizie degli ultimi giorni:

Sara Tommasi “bocconiana” come Monti e di nuovo senza slip
La novità sarebbe che Sara Tommasi si è dichiarata, grazie alla laurea in Economia conseguita proprio alla Bocconi, esperta di finanza presenziando ad un meeting sul signoraggio bancario organizzato dall'onorevole Luigi Scilipoti. Ma alla fine del misurato dibattito, la soubrette ritorna quella di sempre e si mostra senza slip.

Tommasi tentata da politica "Mi candido con Scilipoti"
L'offerta gliel'ha fatta niente meno che l'onorevole Scilipoti con cui lei, insieme a Alfonso Luigi Marra, ha fondato il Popolo degli Intelligenti. La Tommasi spiega che la sua entrata in politica sarebbe vincolata da due richieste ben precise. La prima "Marra vorrebbe finanziare Scilipoti, ma solo se al primo posto del programma ci sarà il signoraggio bancario. Vuole che io diffonda il verbo del partito o movimento, Fermiamo le banche. E io sono dalla sua parte". La seconda condizione è quasi un aut aut: "Mi potrei candidare con Scilipoti ad un'altra condizione: essere la prima della lista". Sara dice di essere determinata e pronta per fare la deputata.
 
Scilipoti, no candidatura Sara Tommasi
(ANSA) - ROMA, 29 FEB - ''Non ho mai offerto candidature a Sara Tommasi ne' a nessun altro''.

Sara Tommasi: Scilipoti mente circa la mia candidatura.
La notoriamente non vera affermazione di Scilipoti secondo la quale non mi avrebbe offerto alcuna candidatura è smentita da una serie di sue dichiarazioni pubbliche. È inoltre ovvio che lo scontro sul signoraggio, al quale mi sto sforzando di concorrere con ogni mezzo a fianco di Gino Marra, è violentissimo, difficilissimo e articolatissimo, e questa lotta è guidata da Marra attraverso quei suoi scritti con i quali ha messo in condizione di parlarne, sia pure a stento, anche un politico come Scilipoti.

Facciamo una sintesi:

1.   Sara Tommasi, Laureata alla Bocconi come Monti, interviene a un convegno alla Camera dei Deputati (!!!) sul Signoraggio Bancario, una bislacca teoria complottista.

2. Il Convegno è organizzato da Filippo Marra e dal mio eroe personale: Mimmo Scilipoti (o da uno dei suoi sosia: http://zoodeimieifigli.blogspot.com/2012/02/un-genio-del-nostro-tempo-un-esempio.html).

3.  All’uscita, la Tommasi fa vedere a tutti che non porta le mutande.

4.  La Tommasi, Marra e Scilipoti fondano il “Partito degli Intelligenti”. (Io credo proprio che la cosa sia ironica. Voglio dire, la questione dell’intelligenza. Cioè non faranno mica sul serio. Dai. Non è possibile). 

5.  Appena nato, il partito degli intelligenti si dilania immediatamente in polemiche sulla candidatura della Tommasi. (Forse sono tutti troppo intelligenti).

Ecco. Io penso che tra qualche anno gli eroi dei bimbi saranno loro.

Sara Tommasi e Mimmo Sclipoti. 

Alias Senza-mutande e Senza-vergogna.  

Impegnati in una lotta senza fine per la conquista dell’universo conosciuto (e anche di quello sconosciuto).

giovedì 23 febbraio 2012

Ci vuole un fiore. Ma non per la logica

Chi ha mostriciattoli sa che non si può sfuggire alle allegre canzoncine dell’infanzia.
Orecchiabili musichette con testi tra il semplice e il dadaista ci accompagnano a casa, in macchina, sul computer, in ascensore, sul tram…

Entro limiti ragionevoli (che si superano alla sesta volte di seguito che ti tocca sentire la stessa canzone) sono anche carine. Ci ricordano la nostra infanzia, sono simpatiche, creano condivisione e complicità con i mostriciattoli, eccetera.

Tuttavia non bisogna fissarsi troppo sui testi. 
Perché le cattive sorprese si nascondono anche nella canzonetta apparentemente più innocente.

Prendiamo, ad esempio, la canzone “Ci vuole un fiore”, testo di Gianni Rodari, musica di Sergio Endrigo e Bacalov.

La prima strofa va via abbastanza liscia

Le cose di ogni giorno raccontano segreti
a chi le sa guardare ed ascoltare.

Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l'albero
per fare l'albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole un fiore
ci vuole un fiore, ci vuole un fiore,
per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re.

Certo. Alcuni passaggi sono un po’ forzati, ma tutto sommato si tratta di generalizzazioni accettabili.

L’attacco alla logica arriva quando affrontiamo la seconda strofa, che pochissimi ricordano (un po’ come le strofe dell’Inno di Mameli successive alla prima, quelle che parlano di Balilla, Ferruccio e del sangue polacco).

Vediamola qui:

Per fare un fiore ci vuole un ramo
per fare il ramo ci vuole l'albero

E già qui la cosa inizia a scricchiolare:  allora, abbiamo appena detto (strofa 1) che per fare un albero di vuole un fiore. Ora diciamo che per fare un fiore ci vuole un albero. Siamo in una classica trappola logica circolare. Un po' come il problema di chi viene prima tra l'uovo e la gallina (ma qui è facile: viene prima l'uovo. C'erano dinosauri che facevano uova milioni di anni prima della prima protogallina)

Comunque, da qui è il disastro:

per fare l'albero ci vuole il bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuol la terra
per far la terra vi vuole un fior
per fare tutto ci vuole un fiore

Cosa vuol dire che per fare un albero ci vuole il bosco?
Ma non ci voleva un fiore? 
Ci vuole un fiore E un bosco?
E da quando i boschi stanno solo sui monti?
Poi, che per fare un monte ci voglia la terra sarebbe tautologico, se non ci fossero monti anche su Marte.

Il tutto per dire che per fare la terra ci vuole un fiore.

Che, pensateci, è veramente assurdo!

Siamo chiaramente di fronte a un delirio lisergico, in cui la logica è andata completamente in pappa.


Come in quei falsi sillogismi tipo:  
Gli apostoli erano 12
Pietro e Giuda erano apostoli
Pietro e Giuda erano 12.

Ora mi chiedo angosciato: come farò a spiegare ai mostriciattoli il ragionamento logico, il metodo scientifico se li ho imbottiti di cose  tipo “per fare la terra ci vuole un fiore”?

I neutrini fuori dal tunnel


domenica 19 febbraio 2012

L’inquietante scoperta del “Glassgate”: il complotto contro gli intelligenti nei cartoni


Facendo ricerche sulla triste situazione di Dotto, il nano intelligente probabilmente adottato (vedi http://zoodeimieifigli.blogspot.com/2012/01/il-segreto-dei-sette-nani.html), ho avuto modo di riflettere su quella che ormai considero più che un’inquietante ipotesi:

C’è un pregiudizio anti intellettuale nei cartoni animati!
Fateci caso: i personaggi intelligenti sono scherniti, fin dal nome, e sono in genere fisicamente sfigati.

Ma veniamo alle prove: perché qui non siam mica a Voyager che basta sparare fregnacce a caso con una ossessiva musichetta angosciante di sottofondo.

1. Prima prova: Dotto. di cui abbiamo già detto: soffre di dislessia, probabilmente psicosomatica. Immaginate infatti le insicurezze psicologiche derivanti dall’essere un nano e per di più probabilmente  adottato (come abbiamo già dimostrato).
Ha un nome diverso da tutti gli altri (non si chiama, infatti, Dottolo)
Porta gli occhiali.

2. Veniamo ai Barbapapà (l’apparentemente allegra famiglia di blob obesi che in realtà nasconde angoscianti segreti).

Prendiamo Barbottina (qui di fianco in una foto i qualche anno fa).

Ragionate un attimo sul suo nome. Barbottina.
Cioè i fratelli si chiamano Barbabravo, Barbaforte, Barbabella.
E lei come l’han chiamata quegli impuniti dei due genitori? 
Barbacolta? Barbaintelligente? Barbalettrice?

No Barbottina! cioè siccome legge è una che borbotta. Insomma rompe (in effetti fa sempre un po’ la saputella, ma anche Barbaforte è aggressivo e mica l’han chiamato Barbabullo).
Occhio: anche lei porta gli occhiali.

3. Passiamo ai Puffi (gli strani ometti blu che son alti su per giù due mele o poco più).
Ecco che ci imbattiamo in Puffo quattrocchi.

Stesso copione: gli altri puffi hanno nomi tipo Puffo esploratore, Puffo inventore, Puffo forzuto, Puffo sognatore, Puffo onanista.

Lui: Puffo quattrocchi. Insomma, siccome legge (e ha sempre quel ditino alzato da saccente) va subito preso per il Puffoculo.
Naturalmente porta gli occhiali.

4. Veniamo all’ultima prova: Velma Dinkley
E chi cavolo è Velma Dinkley? … diranno subito i miei piccoli lettori.

Vi metto una foto. Velma è la prima a sinistra (per chi guarda):


L’avrete riconosciuta: è la tipa intelligente del gruppo di Scooby-doo (la Mistery Inc.). Quella che risolve tutti i casi (che poi non ci vuole molto: il colpevole è sempre il custode che ha trovato un tesoro nascosto o una miniera d’oro o il perfido agente immobiliare che vuole fare una sana speculazione sull’area).

Comunque, siamo alle solite.
Lei si chiama Velma. Ripetetelo ad alta voce. Velma. Fa rima con Melma. Invitante, vero?

Guarda caso, l'altra donna del gruppo, la decerebrata che non risolve mai un caso (la prima a destra nella nostra foto, che evidentemente è lì perché quel big Jim di Fred ci sta a prova') si chiama Daphne. Pronunciatelo ad alta voce, un po’lascivamente: Dafne…

Velma contro Daphne.


Ecco. Io non ho pregiudizi, ma non ho mai sentito di una spogliarellista di nome Velma.
Il maschietto preadolescenziale, quindi, è subdolamente spinto verso la decerebrata Daphne e genera come feed back nelle femminucce una repulsione del modello “Velma”.

Infine, anche Velma porta gli occhiali.

Le inevitabili conclusioni

Abbiamo quattro personaggi che provengono da Paesi e periodi storici molto diversi: dagli USA sia Dotto (fine anni ‘30) sia Velma (fine anni ’60), mentre Puffo quattrocchi (fine anni ’50) è Belga e Barbottina (anni ’70) è francese.

Tutti e quattro i personaggi sono molto intelligenti
Tutti e quattro leggono, si informano, cercano di capire il mondo
Tutti e quattro sono dei discreti scassamaroni

Ma allo stesso tempo:
tutti e quattro hanno nomi da denuncia (dei genitori)
Tutti e quattro portano gli occhiali

Siamo evidentemente alla presenza di un complotto globale che utilizza i cartoni per spingere i bimbi a diffidare della conoscenza, della cultura, della sagacia.

Si tratta di una perversa cospirazione che chiamerò “Glassgate”: lo scandalo degli occhiali.

Vi terrò aggiornati su questa scoperta, che da alcune ricerche preliminari coinvolgerebbe la Trilateral, il Bilderberg, il club di Topolino, l’Heartland Institute, il Grande Puffo, gli Illuminati e l’Armando della Pimpa…