lunedì 25 giugno 2012
martedì 19 giugno 2012
Pollicino è un vero genio? (puntata 3)
Riassunto delle puntate precedenti (che trovate qui e qui): a seguito della crisi economica, Pollicino e i suoi 6 fratelli vengono ripetutamente abbandonati nel bosco da due genitori degeneri. La
seconda volta, causa utilizzo di un sistema di segnalazione commestibile (briciole
di pane che vengono mangiate dagli uccelli) nemmeno la presunta sagacia di
Pollicino riesce a riportare i sette pargoli in una casa dove nessuno li vuole.
Non solo: il nostro piccolo genio (per mancanza di
prove) trascina gli sventurati fratelli nella casa dell’Orco (che, per contratto, mangia i bambini). Insomma:
eravamo qui:
La moglie dell'Orco, credendo di poterli nascondere al marito fino alla mattina, li lasciò entrare e li fece scaldare davanti a un bel fuoco; perché c'era un montone intiero allo spiedo per la cena dell'Orco.Cominciarono a scaldarsi, quando udirono tre o quattro colpi bussati forte alla porta: era l'Orco che tornava. Subito la donna li fece nascondere sotto il letto, e corse ad aprire.
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| l'Orco scopre i bimbi s otto il letto (non ci voleva mica molto, peraltro) |
Sotto il letto!? Questo sarebbe il piano della
moglie dell’Orco per salvare i sette bambini? Ma stiamo scherzando? Tanto valeva faglieli trovare direttamente
nel piatto!
Infatti, l’Orco, dopo essersi sbafato il montone,
inizia a fiutare a destra e a manca come
un cane da tartufi e trova i sette sotto il letto… Naturalmente, da buon
Orco, prende sportivamente il tentativo di inganno della moglie:
Ah! esclamò, ecco come mi vuoi infinocchiare, strega maledetta! Non so chi mi tenga dal mangiar te per la prima. Fortuna per te che sei una bestia vecchia. Ecco della caccia che mi arriva a proposito per trattare tre Orchi amici miei, che verranno fra giorni a farmi visita.
Andò a prendere un coltellaccio, e avvicinandosi ai bimbi, lo andava affilando sopra una lunga pietra che teneva nella mano sinistra.
La donna, tuttavia, convince l’Orco, che è un po’
brillo, a ucciderli l’indomani. Si tratta, come vedremo tra poco, di una pessima decisione.
L'Orco avea sette figlie, tutte piccine. Queste piccole orche aveano tutte una bella carnagione, perchè mangiavano carne fresca come il padre; ma aveano degli occhietti grigi e tondi, il naso ad uncino e una boccaccia fornita di denti lunghi, puntuti e slargati. Molto cattive non erano ancora; ma davano di sè belle speranze, perché già mordevano i bimbi per succhiarne il sangue.
Che soddisfazione per il nostro simpatico Orco! Sette orchessine belle pasciute, già sulla buona strada. Mica come quei fessi dei sette figli dei
boscaioli che non fanno altro che farsi abbandonare nei boschi!
Comunque: le sette figlie sono già a letto. E nella stessa stanza ci infilano i sette fratelli (cosa
pensate! In un altro letto naturalmente: è sempre una fiaba. Si possono
abbandonare i figli, uccidere innocenti, sgozzare infanti. Ma ogni riferimento sessuale è verboten).
E qui riemerge la presunta sagacia di Pollicino,
che spinge la storia verso quegli abissi
di orrore tipici delle belle fiabe di una volta che piacciono tanto al
Petrini…
Pollicino aveva intanto notato che le figlie dell'Orco aveano in capo delle corone d'oro; e poichè temeva che l'Orco s'avesse a pentire di non averli scannati la sera stessa, si alzò verso la mezzanotte, prese il berretto proprio e quelli dei fratellini, e piano piano li andò a mettere in capo alle figlie dell'Orco, dopo aver loro tolto le corone d'oro. Queste qui poi se le misero lui e i fratelli, affinchè l'Orco scambiasse loro per le figlie, e le figlie pei ragazzi che volea scannare.
Ecco. Il genitore accorto qui ha già capito che finisce male. Ma il pargolo ti guarda con
occhi sognanti, dicendo “e poi? Cosa succede?”
La cosa andò per l'appunto come l'avea pensata; perchè l'Orco, svegliatosi sulla mezzanotte, si rammaricò di aver rimandato al domani quel che potea fare il giorno prima. Salì a tentoni nella camera delle figlie, e si accostò al letto dov'erano i ragazzi, i quali tutti dormivano, meno Pollicino che ebbe una paura terribile quando si sentì toccare la testa dalla mano dell'Orco, che gíà avea toccato la testa dei fratelli. L'Orco che sentì le corone d'oro: "Stavo per farla grossa, brontolò; si vede che ho bevuto troppo iersera. Si accostò poi al letto delle figlie, e quando ebbe palpato i berretti: "Ah! eccoli, disse, i bricconcelli! Lavoriamo da bravi!" Così dicendo, e senza esitare un momento, tagliò la gola alle sue sette figlie, e tutto contento della bravura, se ne tornò da basso accanto alla moglie.
Oh! Che bello!. Un padre (seppur Orco) che sgozza le sue sette figlie.
Quale altra immagine lasciare ai
nostri bambini? Cosa c’è di meglio di un
bello sgozzamento di minori per mandare a letto sereni i mostriciattoli?
E poi succede qualcosa che mi ha
sempre lasciato perplesso:
Non appena udì russare l'Orco, Pollicino destò i fratelli e disse loro che si vestissero presto e lo seguissero. Discesero in punta di piedi in giardino e saltarono di sopra al muro. Corsero quasi tutta la notte, tremando sempre e senza sapere dove andassero.
Scappano
così. Senza incontrare alcun ostacolo. Niente porte sbarrate, cani di
guardia, sistemi antifurto Beghelli. Ma santa pazienza, allora non potevi
scappare prima, evitando lo sgozzamento? Cioè, Pollicino: serviva mettere in
pista questo piano astruso modello
A-Team del cambio berretti-coroncine? Piano che peraltro ti è riuscito solo
per una fortunata coincidenza?
Faccio a questo punto una pausa nel flusso narrativo per fare una considerazione: alla
fin fine i genitori Orchi fino a
questo momento si sono dimostrati molto meglio dei genitori umani di Pollicino
& brothers.
Voi direte: ma se l’Orco voleva sgozzare i sette
piccoli umani! Certo: ma intanto non erano figli suoi.
Le sue figlie mangiano
carne fresca, hanno una bella
carnagione e posseggono ognuna una
coroncina d’oro.
I genitori di Pollicino, per incapacità
imprenditoriale, fanno fare la fame ai
figli e non contenti li abbandonano
ripetutamente nel bosco.
Ora, non so cosa ne pensate voi: ma tra i due esempi mi pare che gli umani non ci facciano una grade figura
…
Tornando a bomba alla nostra storia, la mattina
dopo si scopre la tragedia:
Svegliatosi l'Orco, disse alla moglie: "Va di sopra e apparecchiami quei furfantelli di iersera." L'Orca si maravigliò di tanta bontà nel marito, e subito montò di sopra, dove ebbe un colpo quando vide le sette figlie scannate che nuotavano in un mare di sangue.
E con questa poetica immagine delle orchette sgozzate che nuotano in un bagno di sangue, che credo sia quanto di più indicato per un bambino di
tre anni, finisco questa puntata.
Ci manca solo il gran finale. O, meglio, i gran finali. Visto che il Perrault ne ha
scritti ben due. Ma di questo parleremo la prossima volta.
lunedì 18 giugno 2012
Il compleanno del sosia di Paul Mc Cartney
Un omaggio a Paul (ma a me piaceva più John) e alle teorie dei complotti. Che dimostrano che la fantasia umana non ha limiti. E come questo non sia sempre un bene.
Per chi volesse saperne di più dei complotti suggerisco:
http://attivissimo.blogspot.it/p/indice-delle-indagini-antibufala.html
http://complottismo.blogspot.it/
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giovedì 31 maggio 2012
I parchetti e la Sindrome di Micheleserra
Con la bella stagione (nonostante la primavera più
piovosa della storia), si infittiscono
le visite dei mostriciattoli ai parchetti che, come trappole ineludibili,
circondano in ogni direzione casa nostra.
Sistemi di scivoli
a forma di nastro di Moebius, ponti tibetani, torri, case, casette, casupole, pareti per arrampicarsi, scale di corde, giochi a molla, tubi, pale rotanti, alabarde spaziali, liane. Il tutto in gruppi di
giochi a forma di Cargo battente
bandiera liberiana, Castello di Hogwarts, Fattoria degli animali, Battlestar Galactica, Morte nera,
posati su un sottofondo di gomma
semimorbida, colorata, antiurto e antigraffio.
L’altro giorno, mentre sorvegliavo
blandamente i mostriciattoli che, appesi a una liana, si lanciavano a testa in giù dentro un tubo rosso di cui non scorgevo l’uscita, ho ripensato ai parchetti di quando ero giovane io.
E mi
è venuto per un attimo un rigurgito di Sindrome
di Micheleserra. Ovvero l’indulgente atteggiamento di dire: ah, come era più semplice e bello ai miei tempi
quando avevamo poche cose, ma con queste ci divertivamo anche di più di adesso
che abbiamo tutto.
Poi però ho ripensato bene a come erano i parchi giochi ai miei tempi (evitando che il tempo
smussasse troppo gli angoli della memoria, come dice De Gregori). Ne faccio una
breve descrizione per ricordarmi che, come diceva mio nonno, si stava più male, quando si stava peggio.
Allora, in primo luogo c’era uno scivolo, singolo, in metallo. Un
attrezzo che in epoche antiche (tra la caduta di Costantinopoli e la Battaglia
di Lepanto) era stato rosso o blu (si potevano ancora intravedere alcuni
frammenti di pittura). Ma che ai miei tempi era di un colore tra il grigio e la ruggine.
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| Un parchetto negli anni '70 (in piena Piccola Era Glaciale) |
Infine si poteva trovare una giostra di quelle che venivano fatte girare vorticosamente agendo
su un volante centrale. Vinceva il primo
che vomitava.
O, in alternativa, poteva esserci un bilanciere: ovvero quell’asta su perno centrale su cui due bimbi dovevano sedersi basculando su e giù alternativamente. Qui il dramma avveniva quando uno dei due pargoli scendeva improvvisamente facendo precipitare l’altro verso terra con gravi rischi di frattura del coccige.
O, in alternativa, poteva esserci un bilanciere: ovvero quell’asta su perno centrale su cui due bimbi dovevano sedersi basculando su e giù alternativamente. Qui il dramma avveniva quando uno dei due pargoli scendeva improvvisamente facendo precipitare l’altro verso terra con gravi rischi di frattura del coccige.
E questo era tutto (se si escludono le panchine per
le mamme e i nonni). In effetti, una volta un
bambino che veniva da un'altra Regione ci disse che da loro c’erano parchi
giochi in cui c’erano quattro altalene (tutte funzionanti) e sia la giostra sia
il bilanciere. Ma naturalmente nessuno ha creduto a questa palese frottola. Ho saputo poi che da grande è diventato uno stimato
giornalista. Quando si dice: “era portato fin da giovane”.
martedì 22 maggio 2012
Pollicino è un vero genio? (puntata 2)
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| Pollicino, in un ritratto della bravissima Lucia Salemi |
Nella puntata precedente, che trovate qui, abbiamo visto come due piccoli imprenditori
(ramo taglialegna), non particolarmente dotati dal punto di vista manageriale
(ma irresponsabilmente prolifici),
tentano di abbandonare nel bosco i loro sette figli causa crisi economica.
Vengono
tuttavia buggerati dal figlio più piccolo (che il Perrault dice essere molto
intelligente, anche se lo descrive più come un disadattato sociopatico affetto
da handicap fisici). Insomma: il Pollicino, con il vecchio trucco delle
pietruzze, riporta i sei fratelli a
casa proprio in un raro momento di stabilità economica, visto che il
signore del villaggio aveva appena pagato un vecchio debito di dieci scudi (dal
che si dimostra come il problema dei ritardi di pagamento delle pubbliche
amministrazioni abbia radici antiche…). Insomma: eravamo qui:
La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.
I due, evidentemente, non mangiano pane e volpe a colazione, visto che Pollicino li scopre un’altra volta. Tuttavia, nella loro ottusità, prendono un
paio di interessanti contromisure:
Per segreto che fosse il complotto, Pollicino ne afferrò qualche parola, e subito contò di cavarsi d'impaccio come la prima volta; ma, benchè si alzasse di buon mattino per raccoglier pietruzze, non riuscì nell'intento, perchè trovò chiusa a doppia mandata la porta di casa. Non sapea che fare, quando, avendo la mamma dato a ciascuno un pezzo di pane per la colazione, ei pensò di servirsi del pane invece che delle pietruzze, sbricciolandone la mollica lungo la strada che avrebbero fatto.
I due genitori modello riportano quindi i figli nel bosco e li riabbandonano.
Il babbo e la mamma li menarono nel punto più fitto e scuro del bosco, e poi, infilata una scorciatoia, li piantarono soli.
Qui inizio a pensare che il Perrault non abbia torto sula sagacia di
Pollicino: ma solo in termini relativi. Voglio dire: è evidente che gli altri sei fratelli sono dei rimbambiti. Ma scusa: ti hanno già
abbandonato nel bosco una volta. Santa
pazienza, cosa ci torni a fare? Inventati una scusa: chessò, che ti è morto
il gatto, che devi andare a scuola, che ci sono i Power Ranger in tv!
Comunque, Pollicino, forte di una
infondata sicumera, cerca di riportarli a casa di nuovo.
E ancora: ti hanno
abbandonato due volte! Sveglia! Non ti vogliono, fattene una ragione!
Purtroppo però il suo piano rileva profondi deficit strutturali:
Pollicino non se n'afflisse gran che, credendo di poter ritrovare la via di casa per mezzo del pane sbricciolato cammin facendo; ma fu molto sorpreso, quando non riuscì a trovarne nemmeno una briciola: gli uccelli erano venuti e aveano mangiato ogni cosa.
Iniziano a camminare nel bosco, ma senza navigatore si perdono. E qui,
seguendo la vena allegra che pervade tutta la fiaba, iniziano una serie di sfighe concatenate:
Venne la notte, e un gran vento si levò, che faceva loro una paura terribile. Da tutte le parti parea loro di sentire gli urli dei lupi che venivano per mangiarli. Sopravvenne un acquazzone, che li bagnò fino all'osso; sdrucciolavano ad ogni passo, ruzzolavano nella mota e si rialzavano tutti inzaccherati, non sapendo che fare delle loro mani.
Insomma, mancano solo la pioggia
di rane e le lingue di fuoco che
cadono dal cielo.
Al Pollicino viene comunque una idea non peregrina. Si arrampica su un albero per orientarsi un po’. Scorge così una luce di una candela verso la quale guida i sei decerebrati che gli si accompagnano:
Al Pollicino viene comunque una idea non peregrina. Si arrampica su un albero per orientarsi un po’. Scorge così una luce di una candela verso la quale guida i sei decerebrati che gli si accompagnano:
Arrivarono finalmente alla casa dov'era la candela, non senza molta paura; perché spesso la perdevano di vista, quando scendevano in qualche sentiero più basso. Bussarono alla porta. Una buona donna venne ad aprire, e domandò che cosa volessero. Rispose Pollicino che erano dei poveri bambini sperdutisi nel bosco, e che domandavano per carità un posticino per dormire.
E qui tu pensi: una buona donna. Oh! Finalmente un po’ di fortuna
dopo tutta questa sfiga. E invece no, non hai tenuto conto del sadismo macabro del Perrault:
La donna, vedendoli tutti così bellini, si mise a piangere. "Ahimè! disse, poveri piccini, dove siete capitati! Sapete voi che questa è la casa d'un Orco, che si mangia i bimbi? Ahimè! signora, rispose Pollicino, e che faremo noi? Se non ci date ricovero, non può mancare che stanotte stessa non ci mangino vivi i lupi del bosco. Se così dev'essere, meglio è che ci mangi il signor Orco; può anche darsi che abbia pietà di noi, se voi vi compiacerete di pregarlo".
Allegria! Direbbe Mike. Cosa succederà adesso? Come finirà questo derby dello sbranamento
di bimbi tra i Lupi e l’Orco? Lo vedremo nella prossima puntata di questa
storia.
A nanna, bimbi.
giovedì 17 maggio 2012
L'incredibile James Randi
Mentre proseguo l'esegesi di Pollicino (qui la prima parte) che presenta aspetti sempre più inquietanti, vi segnalo che in questi giorni è stato in Italia James Randi.
James Randi è (davvero) un esempio, per i mostriciattoli.
Insomma l'opposto di quest'altro: http://zoodeimieifigli.blogspot.it/2012/02/un-genio-del-nostro-tempo-un-esempio.html
James Randi è (davvero) un esempio, per i mostriciattoli.
Insomma l'opposto di quest'altro: http://zoodeimieifigli.blogspot.it/2012/02/un-genio-del-nostro-tempo-un-esempio.html
Per i due o tre che no lo conoscessero, è un ex illusionista (uno dei più grandi di tutti i tempi) che da qualche anno passa la vita a smascherare imbroglioni, presunti parapsicologi, maghi e fattucchiere.
Se volte saperne di più, potete iniziare da qui: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100313
È anche una delle persone più spiritose che girano per questo piccolo mondo: se avete dieci minuti, guardate questo video. È in inglese, ma ci sono i sottotitoli in 30 lingue (compreso l'italiano).
Se volte saperne di più, potete iniziare da qui: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100313
È anche una delle persone più spiritose che girano per questo piccolo mondo: se avete dieci minuti, guardate questo video. È in inglese, ma ci sono i sottotitoli in 30 lingue (compreso l'italiano).
domenica 13 maggio 2012
giovedì 10 maggio 2012
Pollicino è un vero genio? (puntata 1)
Se Carlo Petrini (quello di slow food) leggesse questo blog so già che penserebbe:
vabbè, ma tu te la prendi con i Barbapapà, i puffi, Velma Dinkley. Tutta roba
moderna. Bisogna tornare alle care vecchie
favole di una volta. Favole a chilometri zero, in cui si ritrovano i sani
valori della campagna…
Vorrei essere chiaro: trattasi di FREGNACCE.
E ve lo dimostro con una delle fiabe più innocenti: Pollicino, il simpatico racconto di
quella sagoma di Charles Perrault (datato 1697 o giù di lì).
Uso questa fiaba perché il mostriciattolo numero 1 ha un’ossessione per
Pollicino. Una ossessione che mi ha obbligato a leggere Pollicino quelle 27 volte al mese che fanno sempre piacere.
Vediamo l’inizio, la presentazione della famiglia di Pollicino:
C'era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti. Il maggiore avea solo dieci anni e il più piccolo sette. Come mai, direte, tanti figli in così poco tempo? Gli è che la moglie andava di buon passo e non ne faceva meno di due alla volta.
Era poverissima, e i sette bimbi gl'incomodavano assai, visto che nessuno di essi era in grado di buscarsi da vivere.
Siamo quindi di fronte a una coppia di imprenditori, ramo materiale da
costruzione e combustibili, con una impresa di famiglia che non versa in buone
acque. Nonostante questo figliano come un Barbapapà qualunque.
Ma, santa pazienza, se i figli t’incomodano assai, perché cavolo li hai fatti? Insomma, ci troviamo subito di fronte a una bella ventata di allegria campagnola, di quelle che piacerebbero al
nostro Petrini.
Vediamo adesso l’introduzione del nostro protagonista, il Pollicino:
Per giunta di cordoglio, il più piccino era molto delicato e non apriva mai bocca, sicchè si scambiava per grulleria quello che era un segno di bontà di cuore. Era piccolissimo, e quando venne al mondo non era mica più grosso del pollice, ed è perciò che lo chiamarono Pollicino. Questo povero bimbo era il bersaglio della casa, e sempre a lui si dava il torto. Era però il più sennato e fine di tutti i fratelli, e se poco parlava, ascoltava molto.
Il nostro eroe è quindi un disadattato,
sociopatico, ai limiti dell’autismo,
affetto da nanismo. Uno a metà tra
Forrest Gump e Rain Man. Questo è il modello che additiamo ai mostriciattoli …
Comunque, in questo turbinio di ottimismo e spensieratezza, ecco che arriva
una bella crisi economica che si abbatte
su una gestione aziendale che, come abbiamo visto, già presentava diverse
carenze. E allora cosa pensano i due amorevoli genitori? Ma certo! Di abbandonare i figli:
Venne una gran brutta annata, e tanta fu la carestia, che quella povera gente decise di sbarazzarsi dei piccini. Una sera che questi erano a letto, lo spaccalegna disse tutto afflitto alla moglie, seduta con lui davanti al fuoco: "Tu vedi che non possiamo più dar da mangiare ai piccini; vedermeli morir di fame sotto gli occhi non mi dà l'animo, e ho deciso di menarli domani al bosco perchè vi si sperdano”.
La moglie, per un po’, fa finta di fare resistenza, ma alla fine cede.
D’altronde, quale genitore non abbandonerebbe i figli in questa occasione. Purtroppo i due non hanno tenuto
conto del figlio sociopatico, che evidentemente è pure insonne:
Pollicino aveva intanto udito ogni cosa, perché essendosi accorto che discorrevano di affari, era sgusciato fuori dal suo letticciuolo e s'era insinuato sotto lo sgabello del padre.
E cosa fa il piccolo genio
(fino a prova contraria)? Chiama la polizia? O almeno lo sceriffo di Sherwood?
Avverte il telefono azzurro? Avvisa i fratelli e insieme fanno internare i
genitori, rilevando l’azienda di famiglia e facendola diventare una
multinazionale del legno, una nuova IKEA? No:
Andò subito a ricoricarsi, nè chiuse più occhio, pensando a quel che avesse da fare. Si alzò di buon mattino e se n'andò sulle rive d'un ruscello, dove s'empì le tasche di pietruzze bianche, e poi se ne tornò a casa. Si misero in cammino, e Pollicino non disse niente ai fratelli di quanto sapeva.
La mattina dopo i due genitori modello portano i figli nel
bosco. E li abbandonano.
Quando si videro soli, i bambini si dettero a gridare e a piangere il più che potevano.
E qui esce il lato sadico di
Pollicino:
Pollicino li lasciava gridare, ben sapendo per che via ritornare a casa; poichè cammin facendo, avea lasciato cader per terra le pietruzze portate in saccoccia. "Non abbiate paura, disse, fratelli miei; il babbo e la mamma ci han lasciati qui, ma io vi ricondurrò fino a casa: seguitemi."
I fratelli, immagino dopo aver massacrato di botte Pollicino per
vendicarsi della bastardata che gli ha appena fatto, lo seguono. Ora mi chiedo e vi chiedo: ti hanno
abbandonato. Ma cosa torni a casa a
fare? Cioè, cosa speri, che abbiano cambiato idea? E questo sarebbe il
fratellino intelligente?
Comunque: tornano a casa. E cosa trovano? Vediamo:
Arrivati a casa dal bosco, lo spaccalegna e la moglie ricevettero dieci scudi, che da un pezzo doveano riscuotere dal signore del villaggio e sui quali non contavano più. Si sentirono rinascere, tanta era la fame che li tormentava. Il marito mandò subito la moglie dal beccaio. E poichè da molto tempo si stava digiuni, la donna comprò tanta carne che poteva bastar per sei persone non che per due.
Cioè: i due impuniti hanno
appena abbandonato sette figli nel bosco perché non hanno di che mangiare, condannandoli
a morire nella migliore delle ipotesi sbranati dalle belve. Trovano i soldi e tu
dici: la prima cosa che penseranno è andare a recuperare i figli. Nooooooooo! Giù a mangiare ai quattro palmenti. Poi, a stomaco pieno, gli viene
qualche rimorso:
Saziati che furono, disse la poveretta: "Ahimè, dove saranno ora quei poveri piccini! Che festa farebbero di questi avanzi”
Gli avanzi ?!?!? Vabbé, abbiamo capito che i due taglialegna non vinceranno il premio "genitore dell'anno 1697/8". A questo punto, tuttavia, il Perrault apre uno spaccato
sociologico sul rapporto uomo/donna che, pur interrompendo il flusso narrativo,
ci fa capire come le cose non siano per niente cambiate dal 1697 a oggi:
Lo spaccalegna, dalli e dalli, gli scappò la pazienza, e minacciò di batterla, se non si stava zitta. Non già che non fosse più addolorato di lei; ma la moglie ciarliera gli rompeva la testa ripetendogli che l'avea detto, ed egli era come tanti altri, cui piacciono le donne che dicono bene, ma che non possono soffrire quelle che hanno sempre ben detto.
Ed ecco che, mentre la moglie continua a struggersi e il marito a
smaronarsi, con un coup de teatre degno dei migliori telefilm degli anni
ottanta, i sette figli ricompaiono.
I genitori sono abbastanza contenti e gli danno pure da mangiare (immagino gli
avanzi di cui sopra).
Tutto bene quel che finisce bene, uno pensa. Invece no: l’incapacità imprenditoriale dei due
taglialegna unita al calo del PIL ci
rimette lo zampino:
La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.
Cosa succederà adesso? lo vedremo nella prossima puntata di questa
disamina del “mito” Pollicino…
mercoledì 11 aprile 2012
Le angosce di un genitore di fronte alla grande storia
Stanotte ho sognato che, tra qualche anno, la maestra avrebbe chiesto ai mostriciattoli una ricerca sulla seconda repubblica ...
... e mi sono svegliato in un bagno di sudore ...
... e mi sono svegliato in un bagno di sudore ...
mercoledì 4 aprile 2012
Barbapapà e gli abusi edilizi
Visto che a fare figli in questo momento è la generazione nata tra gli
anni settanta e ottanta, sono tornati in voga i cartoni di quando noi eravamo piccoli.
Tra i primi, è rispuntata l’allegra famiglia di blob obesi: i Barbapapà, qui di fianco in una immagine 3D d'epoca.
Che poi è il papà che si chiama “Barbapapà”. Siccome anche la mamma e i
figli si chiamano “Barbapapà”, dobbiamo presumere che questo sia il cognome.
Cioè Barbaforte si chiama “Barbaforte Barbapapà”. E quindi – pensateci bene - Barbapapà si chiama “Barbapapà Barbapapà”.
Santi numi.
A prescindere da queste illuminazioni onomastiche che vengono solo agli
adulti, rivedere questi cartoni è una esperienza un po’ agghiacciante (poi uno
coi mostriciattoli non lo dà a vedere, ma è così).
Prendiamo un attimo il problema
della casa (dei Barbapapà, naturalmente).
Facciamo un breve riassunto della situazione per chi non avesse piccoli
mostriciattoli e, di conseguenza, non avesse recentemente avuto il piacere di vedersi ogni singolo episodio della saga
quelle quindici/sedici volte regolamentari.
Dopo essere sbucato da sotto il
giardino (episodio 1), Barbapapà che è evidentemente un alieno o un
immigrato clandestino (non assomiglia per niente agli abitanti del luogo),
viene giustamente scambiato per un animale e spedito prontamente allo zoo. Qui
scopre di essere capace di mutare forma (episodio 2). Il tutto senza aver mai
visto Terminator 2 o un episodio di Star Trek Deep Space Nine. Comunque, salva
alcune persone da un incendio trasformandosi in una scala e viene accettato. Gli
costruiscono una prima casetta,
forse già questa con un abuso edilizio, in giardino.
Dopo alcuni episodi (dal 4 al 7) in cui il nostro, accompagnato illegalmente
da due minorenni, gira mezzo mondo (oltre che la luna) alla ricerca di una compagna, spendendo una
fortuna non sua (visto che non lavora), finalmente la trova nel giardino della casa da cui era partito
(quando si dice moglie e buoi dei paesi tuoi …).
Si sposano e
fanno subito sette (dicesi sette!) figli (episodio 8).
A questo punto evidentemente il
monolocale costruito in giardino non basta più. Certo, ci si poteva pensare anche prima di procreare in maniera così
sconsiderata.
![]() |
| I Barbabapà ripresi da una telecamera di servizio nell'atto di occupare abusivamente una casa |
Ma tant’è: i due minori trovano
una soluzione. Fanno occupare
abusivamente una casa che i Barbapapà ristrutturano alla bell’è meglio
(episodio 10). Io mi chiedo, ma i genitori di questi due dove stanno? Si
rendono conto di cosa combinano i loro figli?
Tenete conto che sotto il
profilo penale è ravvisabile nell’ordine: il reato di invasione di terreni od edifici (art. 633 c.p.), ma anche danneggiamento (art. 635 c.p.) e furto (artt. 624 e 625 c.p.). Senza
contare la violazione di domicilio
(art. 614 c.p.).
Ma sorvoliamo.
Poco dopo il legittimo
proprietario decide di fare una sana speculazione immobiliare sull’area
(episodio 11). Fa sgombrare i blob obesi che occupano abusivamente una sua
proprietà, abbatte il rudere fatiscente e costruisce
un moderno complesso immobiliare, dotato di tutti i confort.
Non solo: regala agli ex
occupanti abusivi un appartamento! (è proprio vero che è un’opera di
fantasia: lo capisci da particolari assolutamente improbabili come il fatto che
un costruttore regali un bilocale a qualcuno).
Ma, guarda un po’, l’appartamento
gratis non piace ai nostri eroi. È troppo piccolo, dicono gli ingrati.
Ma scusa, dico io: sei capace di trasformarti nella qualunque. Suvvia! “Resta di stucco è un barbatrucco” fai il
piacere di diventare più piccolo! Oppure mangia meno: è evidente che tutta
la famiglia ha problemi di peso!
No. Niente. Se ne vanno.
E fanno pure gli offesi! Gli hanno regalato un appartamento troppo
piccolo! Poverini!
![]() |
| Il plastico della casa abusiva dei Barbapapà utilizzato da Bruno Vespa nella famosa puntata di Porta a Porta sugli ecomostri |
Per rimediare, trovano un
terreno, con un bel torrentello, e si costruiscono una casa abusiva! (reato
“permanente” ex art. 44 del Testo unico dell’edilizia).
E poi passano episodi su episodi
a fare la morale a noi umani.
Ma se solo per il problema della
casa hanno commesso più reati di Callisto Tanzi e Lele Mora messi assieme!
E badate: non sto conteggiando i reati commessi nell’episodio 12 per resistere al tentativo di abbattere
l’ecomostro che hanno costruito (violenza, minacce, resistenza a pubblico
ufficiale) e i reati ambientali:
immaginatevi infatti nove blob obesi in una casa che non è collegata al sistema fognario ma scarica nel torrentello di
cui sopra.
Cioè, nei cartoni e nei libri non
si accenna mai al problema della barbacacca: ma questi mangiano e da
qualche parte dovranno pur evacuare…
Ecco: di questo e di altri inquietanti segreti dei Barbapapà, parleremo
forse in un altro post…
mercoledì 28 marzo 2012
Finem fidei

La storia tra Emilio Fede e Mediaset è finita così, una sera di primavera.
Ma io voglio ricordarlo bello e giovane, con il suo piglio da "Sciupone l'Africano", l'affettuoso nomignolo affibbiatogli ai tempi in cui faceva l'inviato in Africa per la Rai a causa di note spese vagamente faraoniche.
Struggenti messaggi di commiato Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone.
domenica 25 marzo 2012
mercoledì 21 marzo 2012
Intervallo
Mi scuso con i miei tre lettori (che non è una citazione del Manzoni: è che questo blog lo leggono proprio in tre), ma per qualche giorno sono preso da un grosso evento a Roma e potrò postare nuove cose solo molto saltuariamente.
Nel frattempo vi consiglio questo bellissimo video: chi non ricorda questa epocale puntata dell'Intervallo con Gratteri (PA), Apecchio (PU), Visso (MC) e guest star Pozza di Fassa (TN)...
Per chi se lo fosse sempre chiesto (ma anche per chi invece
non si è mai posto il problema) vi informo che la musica dell’intervallo è la Toccata in la maggiore (dalla sonata VI
per gravicembalo) di Pietro Domenico Paradisi (Napoli, 1707 – Venezia, 25
agosto 1791)
venerdì 16 marzo 2012
Il weekend dei mostriciattoli
Con l'arrivo del venerdì il genitore moderno inizia a interrogarsi su quali mirabolanti attività programmare per i mostriciattli.
Un turbinio di musei, cinema, letture animate, teatro, mostre in cui intruppare l'infante tra sabato e domenica.
Proprio alcuni minuti fa ho trovato sul sito di Repubblica il nuovo film da far vedere ai mostriciattoli questa settimana.
Courtney Love contro i Muppets!!!
Semplicemente imperdibile.
Certo, quando uscirà "senza mutande contro senza vergogna" lo surclasserà.
Ma al momento è ancora in preproduzione.
lunedì 12 marzo 2012
Quando si stava peggio (o dell'ottimismo)
Io sono un ottimista.
Certo, a questo mondo ci sono un sacco di problemi.
Ma penso che le cose all'homo sapiens sapiens non siano mai andate così bene.
E penso che in futuro, ai mostriciattoli, andrà ancora meglio.
Nel video che segue c'è molto di quello che penso (è in inglese, ma ci sono anche i sottotitoli in italiano). E sotto il video una sinesi della mia visione del mondo.

Certo, a questo mondo ci sono un sacco di problemi.
Ma penso che le cose all'homo sapiens sapiens non siano mai andate così bene.
E penso che in futuro, ai mostriciattoli, andrà ancora meglio.
Nel video che segue c'è molto di quello che penso (è in inglese, ma ci sono anche i sottotitoli in italiano). E sotto il video una sinesi della mia visione del mondo.

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mercoledì 7 marzo 2012
martedì 6 marzo 2012
lunedì 5 marzo 2012
sabato 3 marzo 2012
Senza-mutande contro Senza-vergogna
I miei supereroi erano Goldrake,
Mazinga (con e senza zeta), Gig-robot (che si scrive Jeeg Robot, ma
io mica lo sapevo, da piccolo). Mi dicono che i bimbi di oggi hanno cose che si
chiamano Ben Ten, Bakugan e Gormiti (che non ho mai visto, ma è
del tutto evidente che essendo ormai un genitore non posso che pensare che siano
quanto di più diseducativo ci sia sul globo terraqueo. È chiaro che il MOIGE è
stato corrotto dal Gruppo Bilderberg …).
E allora mi sono chiesto:
Quali saranno i supereroi quando i mostriciattoli saranno in età preadolescenziale?
Quali saranno i supereroi quando i mostriciattoli saranno in età preadolescenziale?
In questi giorni penso di aver trovato la risposta a questo pressante
quesito.
Ecco gli indizi rivelatori, sotto forma di quattro fondamentali notizie degli ultimi giorni:
Sara Tommasi “bocconiana” come
Monti e di nuovo senza slip
La novità sarebbe che Sara Tommasi si è dichiarata, grazie alla laurea
in Economia conseguita proprio alla Bocconi, esperta di finanza presenziando ad
un meeting sul signoraggio bancario organizzato dall'onorevole Luigi Scilipoti.
Ma alla fine del misurato dibattito, la soubrette ritorna quella di sempre e si
mostra senza slip.
Tommasi tentata da politica
"Mi candido con Scilipoti"
L'offerta gliel'ha fatta niente meno che l'onorevole Scilipoti con cui lei, insieme a
Alfonso Luigi Marra, ha fondato il Popolo
degli Intelligenti. La Tommasi spiega che la sua entrata in politica
sarebbe vincolata da due richieste ben precise. La prima "Marra vorrebbe
finanziare Scilipoti, ma solo se al primo posto del programma ci sarà il
signoraggio bancario. Vuole che io diffonda il verbo del partito o movimento,
Fermiamo le banche. E io sono dalla sua parte". La seconda condizione è
quasi un aut aut: "Mi potrei candidare con Scilipoti ad un'altra condizione:
essere la prima della lista". Sara dice di essere determinata e pronta per
fare la deputata.
Scilipoti, no candidatura Sara
Tommasi
(ANSA) - ROMA, 29 FEB - ''Non ho mai offerto candidature a Sara Tommasi
ne' a nessun altro''.
Sara Tommasi: Scilipoti mente
circa la mia candidatura.
La notoriamente non vera affermazione di Scilipoti secondo la quale non
mi avrebbe offerto alcuna candidatura è smentita da una serie di sue
dichiarazioni pubbliche. È inoltre ovvio che lo scontro sul signoraggio, al
quale mi sto sforzando di concorrere con ogni mezzo a fianco di Gino Marra, è
violentissimo, difficilissimo e articolatissimo, e questa lotta è guidata da
Marra attraverso quei suoi scritti con i quali ha messo in condizione di
parlarne, sia pure a stento, anche un politico come Scilipoti.
Facciamo una sintesi:
1. Sara
Tommasi, Laureata alla Bocconi come Monti, interviene a un convegno alla Camera dei Deputati (!!!) sul
Signoraggio Bancario, una bislacca teoria complottista.
2. Il Convegno è organizzato da Filippo Marra e dal mio eroe personale: Mimmo Scilipoti (o da uno dei suoi
sosia: http://zoodeimieifigli.blogspot.com/2012/02/un-genio-del-nostro-tempo-un-esempio.html).
3. All’uscita, la Tommasi fa vedere a tutti che non porta le mutande.
4. La Tommasi, Marra e Scilipoti fondano il “Partito degli Intelligenti”. (Io credo proprio che la cosa sia
ironica. Voglio dire, la questione dell’intelligenza. Cioè non faranno mica sul
serio. Dai. Non è possibile).
5. Appena nato, il partito degli intelligenti si dilania immediatamente in polemiche
sulla candidatura della Tommasi. (Forse sono tutti troppo intelligenti).
Ecco. Io penso che tra qualche anno gli eroi dei bimbi saranno loro.
Sara Tommasi e Mimmo Sclipoti.
Alias Senza-mutande e Senza-vergogna.
Impegnati in una lotta senza fine per la conquista dell’universo
conosciuto (e anche di quello sconosciuto).
venerdì 2 marzo 2012
giovedì 1 marzo 2012
mercoledì 29 febbraio 2012
venerdì 24 febbraio 2012
Roma nella morsa del tiepido! (Maiale e Alemanno 2)
giovedì 23 febbraio 2012
Ci vuole un fiore. Ma non per la logica
Chi
ha mostriciattoli sa che non si può
sfuggire alle allegre canzoncine dell’infanzia.
Come in quei falsi sillogismi tipo:
Orecchiabili
musichette con testi tra il semplice e il dadaista ci accompagnano a casa, in
macchina, sul computer, in ascensore, sul tram…
Entro limiti ragionevoli (che si superano alla sesta
volte di seguito che ti tocca sentire la stessa canzone) sono anche carine. Ci
ricordano la nostra infanzia, sono simpatiche, creano condivisione e complicità
con i mostriciattoli, eccetera.
Tuttavia
non bisogna fissarsi troppo sui testi.
Perché le cattive sorprese si nascondono anche nella canzonetta apparentemente
più innocente.
Prendiamo, ad esempio, la canzone “Ci vuole
un fiore”, testo di Gianni Rodari, musica di Sergio Endrigo e Bacalov.
La prima
strofa va via abbastanza liscia
Le cose di ogni giorno
raccontano segreti
a chi le sa guardare ed
ascoltare.
Per fare un tavolo ci vuole il
legno
per fare il legno ci vuole
l'albero
per fare l'albero ci vuole il
seme
per fare il seme ci vuole il
frutto
per fare il frutto ci vuole un
fiore
ci vuole un fiore, ci vuole un
fiore,
per fare un tavolo ci vuole un
fio-o-re.
Certo.
Alcuni passaggi sono un po’ forzati, ma tutto sommato si tratta di generalizzazioni accettabili.
L’attacco alla logica arriva
quando affrontiamo la seconda strofa, che pochissimi ricordano (un po’ come le strofe dell’Inno
di Mameli successive alla prima, quelle che parlano di Balilla, Ferruccio e del
sangue polacco).
Vediamola
qui:
Per fare un fiore ci vuole un
ramo
per fare il ramo ci vuole
l'albero
E già
qui la cosa inizia a scricchiolare: allora, abbiamo appena detto (strofa 1) che per fare un albero di vuole un fiore. Ora
diciamo che per fare un fiore ci vuole un albero. Siamo in una classica trappola logica circolare. Un po' come il problema di chi viene prima tra l'uovo e la gallina (ma qui è facile: viene prima l'uovo. C'erano dinosauri che facevano uova milioni di anni prima della prima protogallina)
Comunque, da
qui è il disastro:
per fare l'albero ci vuole il
bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuol la
terra
per far la terra vi vuole un
fior
per fare tutto ci vuole un
fiore
Cosa vuol dire che per fare un
albero ci vuole il bosco?
Ma non ci voleva un fiore?
Ci vuole un fiore E
un bosco?
E da
quando i boschi stanno solo sui monti?
Poi,
che per fare un monte ci voglia la terra sarebbe tautologico, se non ci fossero
monti anche su Marte.
Il tutto per dire che per fare
la terra ci vuole un fiore.
Che, pensateci, è veramente
assurdo!
Siamo
chiaramente di fronte a un delirio lisergico, in cui la logica è andata completamente in pappa.
Come in quei falsi sillogismi tipo:
Gli apostoli erano 12
Pietro e
Giuda erano apostoli
Pietro e Giuda erano 12.
Ora mi chiedo angosciato: come farò a
spiegare ai mostriciattoli il ragionamento logico, il metodo scientifico se li
ho imbottiti di cose tipo “per fare la
terra ci vuole un fiore”?
lunedì 20 febbraio 2012
domenica 19 febbraio 2012
L’inquietante scoperta del “Glassgate”: il complotto contro gli intelligenti nei cartoni
Facendo ricerche sulla triste situazione di Dotto, il nano intelligente
probabilmente adottato (vedi http://zoodeimieifigli.blogspot.com/2012/01/il-segreto-dei-sette-nani.html), ho avuto modo di riflettere su quella che ormai
considero più che un’inquietante ipotesi:
C’è un pregiudizio anti intellettuale nei cartoni animati!
Fateci caso: i personaggi intelligenti sono scherniti, fin dal nome, e
sono in genere fisicamente sfigati.
Ma veniamo alle prove: perché qui non siam mica a Voyager che basta
sparare fregnacce a caso con una ossessiva musichetta angosciante di sottofondo.
1. Prima prova: Dotto. di cui abbiamo già detto:
soffre di dislessia, probabilmente psicosomatica. Immaginate infatti le insicurezze psicologiche derivanti dall’essere un
nano e per di più probabilmente adottato
(come abbiamo già dimostrato).
Ha un nome diverso da tutti gli altri (non si chiama, infatti, Dottolo)
Porta gli occhiali.
2. Veniamo ai Barbapapà (l’apparentemente
allegra famiglia di blob obesi che in realtà nasconde angoscianti segreti).
Prendiamo Barbottina (qui di fianco in
una foto i qualche anno fa).
Ragionate un attimo sul suo nome. Barbottina.
Cioè i fratelli si chiamano Barbabravo, Barbaforte, Barbabella.
E lei come l’han chiamata quegli impuniti dei due genitori?
Barbacolta?
Barbaintelligente? Barbalettrice?
No Barbottina! cioè siccome legge è una che borbotta. Insomma rompe (in
effetti fa sempre un po’ la saputella, ma anche Barbaforte è aggressivo e mica l’han chiamato Barbabullo).
Occhio: anche lei porta gli occhiali.
Occhio: anche lei porta gli occhiali.
3. Passiamo ai Puffi (gli
strani ometti blu che son alti su per giù due mele o poco più).
Ecco che ci imbattiamo in Puffo
quattrocchi.
Stesso copione: gli altri puffi hanno nomi tipo Puffo esploratore, Puffo inventore,
Puffo forzuto, Puffo sognatore, Puffo onanista.
Lui: Puffo quattrocchi. Insomma, siccome legge (e ha sempre quel ditino alzato da saccente) va subito preso per il
Puffoculo.
Naturalmente porta gli occhiali.
4. Veniamo all’ultima prova: Velma
Dinkley
E chi cavolo è Velma Dinkley? … diranno subito i miei piccoli lettori.
Vi metto una foto. Velma è la prima a sinistra (per chi guarda):
L’avrete riconosciuta: è la tipa intelligente del gruppo di Scooby-doo (la Mistery Inc.). Quella che risolve tutti i casi (che poi non ci vuole molto: il
colpevole è sempre il custode che ha trovato un tesoro nascosto o una miniera
d’oro o il perfido agente immobiliare che vuole fare una sana speculazione
sull’area).
Comunque, siamo alle solite.
Lei si chiama Velma. Ripetetelo ad alta voce. Velma. Fa rima con Melma. Invitante, vero?
Guarda caso, l'altra donna del gruppo, la decerebrata che non risolve mai un caso (la prima a destra nella nostra foto, che
evidentemente è lì perché quel big Jim di Fred ci sta a prova') si chiama Daphne.
Pronunciatelo ad alta voce, un po’lascivamente: Dafne…
Velma contro Daphne.
Ecco. Io non ho pregiudizi, ma non ho mai sentito di una spogliarellista di nome Velma.
Ecco. Io non ho pregiudizi, ma non ho mai sentito di una spogliarellista di nome Velma.
Il maschietto preadolescenziale, quindi, è subdolamente spinto verso la
decerebrata Daphne e genera come feed back nelle femminucce una repulsione del
modello “Velma”.
Infine, anche Velma porta gli occhiali.
Le inevitabili conclusioni
Abbiamo quattro personaggi che provengono da Paesi e periodi storici molto diversi:
dagli USA sia Dotto (fine anni ‘30) sia Velma (fine anni ’60),
mentre Puffo quattrocchi (fine anni ’50) è Belga e Barbottina (anni ’70)
è francese.
Tutti e quattro i personaggi sono molto intelligenti
Tutti e quattro leggono, si informano, cercano di capire il mondo
Tutti e quattro sono dei discreti scassamaroni
Ma allo stesso tempo:
tutti e quattro hanno nomi da denuncia (dei genitori)
Tutti e quattro portano gli occhiali
Siamo evidentemente alla presenza di un complotto globale che utilizza i cartoni per spingere i bimbi a
diffidare della conoscenza, della cultura, della sagacia.
Si tratta di una perversa cospirazione che chiamerò “Glassgate”:
lo scandalo degli occhiali.
Vi terrò aggiornati su questa scoperta, che da alcune ricerche
preliminari coinvolgerebbe la Trilateral, il Bilderberg, il club di Topolino,
l’Heartland Institute, il Grande Puffo, gli Illuminati e l’Armando della Pimpa…
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