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lunedì 15 ottobre 2012

Pollicino è un vero genio? I gran finali

Per chi volesse leggere le puntate precedenti le trova qui:

Altrimenti qui c'è, in poche righe, l'inevitabile riassunto delle puntate precedenti…

… causa crisi economica e incapacità imprenditoriali dei genitori, Pollicino e i fratelli si fanno abbandonare ripetutamente nel bosco da una mamma e un papà degeneri. Arrivati nella casa dell’Orco rischiano di essere mangiati dal padrone di casa. Ma Pollicino fa in modo che al posto suo e dei sei fessi che si trascina dietro il suddetto Orco sgozzi le sue sette figlie. Insomma eravamo arrivati alla bucolica immagine della madre che trova le figlie in un mare di sangue:
Svegliatosi l'Orco, disse alla moglie: "Va di sopra e apparecchiami quei furfantelli di iersera." L'Orca si maravigliò di tanta bontà nel marito, e subito montò di sopra, dove ebbe un colpo quando vide le sette figlie scannate che nuotavano in un mare di sangue. Cominciò per venir meno, perchè questo è il primo espediente che le donne trovano in casi simili. L'Orco, vedendola tardare, andò anche lui di sopra ed ebbe a trasecolare davanti all'orribile spettacolo. "Che ho fatto! esclamò. Me la pagheranno quegli sforcati, e subito!"
Le povere orchette barbaramente sgozzate per colpa dell'inganno di Pollicino
in un toccante disegno dei bambini  della scuola Spinea di Venezia 
Per inseguire Pollicino &co, l’Orco prende gli stivali di trenta miglia, con cui scavalca montagne e traversa fiumi come fossero ruscelletti, cercando i sette bambini per vendicare la morte delle figlie (e comunque per mangiarseli, che alla fine era il piano originale). Ma Pollicino, come un novello Colonnello John "Hannibal" Smith, ha un piano… 
Pollicino, visto non lontano una roccia scavata, vi si nascose coi fratelli, guardando sempre a quel che l'Orco faceva. L'Orco, che si sentiva spossato dal lungo cammino, perchè gli stivaloni di trenta miglia stancano maledettamente chi li porta, volle riposarsi e andò a sedere, per caso, proprio sulla roccia dove i piccini stavano nascosti. Siccome non ne poteva più, pigliò sonno dopo un poco, e cominciò a russare con tanto fracasso….
Insomma, Pollicino e i fratelli sono nascosti in una pietra cava con l’Orco che ci dorme seduto sopra. Ma l’Orco non aveva un olfatto eccezionale? Perché non li ha fiutati come aveva fatto la sera prima in casa?
Domande a cui il Perrault purtroppo non risponde…

Comunque, a parte queste piccole incongruenze nel racconto, qui inizia il piano diabolico di Pollicino che ne fa rivalutare l’intelligenza: 
Pollicino ebbe meno paura degli altri, e disse ai fratelli che subito scappassero a casa mentre l'Orco dormiva sodo, e che di lui non si dessero pensiero. Quelli seguirono il consiglio e in meno di niente furono a casa loro. Pollicino si accostò all'Orco, gli cavò pian pianino gli stivaloni e se li mise. Gli stivaloni erano molto grandi e larghi; ma siccome erano anche fatati, aveano il dono di allargarsi o di stringersi secondo la gamba di chi li calzava.
Ed ecco che esce l’anima perfidamente truffaldina del nostro Pollicino, il disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo che, vi ricordo, additiamo con questa fiaba ai bimbi come eroe positivo ed esempio: 

Se n'andò difilato alla casa dell'Orco, dove trovò la moglie di lui che piangeva sempre accanto alle figlie scannate. (ndr: Sempre tanta allegria in questa fiaba, neh?)

"Vostro marito, le disse Pollicino, è in gran pericolo; è incappato in una banda di ladri, e questi hanno giurato di ammazzarlo se egli non dà loro tutto il suo danaro. Nel punto che gli tenevano il pugnale alla gola, egli mi ha visto e mi ha pregato di correre ad avvertirvi e di dirvi che mi consegniate tutti i valori, nessuno escluso, se no lo scannano senza misericordia. Siccome la cosa è urgente, ha voluto anche che prendessi i suoi stivaloni di trenta miglia, sì per far presto sì perchè non m'aveste a pigliare per un imbroglione". La buona donna, più impaurita che mai, gli diè subito quanto aveva; perchè l'Orco era un marito eccellente, con tutto che mangiasse i bimbi.
Ecco. Considerate questa scena. Pollicino, dopo aver fatto sgozzare con l’inganno le sette orchessine realizza una truffa sul classico schema del “telegrafo ritardato”. Ruba gli stivali all’Orco, inganna la povera moglie ancora sotto shock per l’omicidio delle figlie, ruba tutto il patrimonio di una onesta famiglia, con un buon padre lavoratore, un marito eccellente, con l’unico difettuccio di mangiare i bimbi (ma chi non ha un difetto, a questo mondo).

E per fare cosa? Per portare i soldi ai suoi genitori che l’amavano così tanto da farlo morire di fame e abbandonarlo due volte – ripeto: due volte – nel bosco! Questo infatti è il primo finale della fiaba: 
Pollicino, carico di tutte le ricchezze dell'Orco, se ne tornò alla casa paterna, dove fu accolto a braccia aperte.
Io credo che qui il Perrault abbia avuto un rigurgito di realismo. Cioè, un finale così non è credibile. E infatti ce ne confeziona un secondo: 
A questo particolare molti non credono. Pollicino, dicono costoro, non ha mai fatto questo furto all'Orco; e se gli prese gli stivaloni, lo fece perchè l'Orco se ne serviva per correre dietro i bambini: questo essi sanno di sicuro, avendo anche mangiato e bevuto in casa del taglialegna.
Ecco, in una prima fase Pollicino ne esce moralmente un po’ meglio… (anche se queste giustificazioni per il furto con destrezza appaiono un po’ pelose). 
Affermano poi che quando ebbe calzato gli stivaloni dell'Orco, Pollicino se n'andò alla corte, dove sapeva che si stava in gran pensiero per un esercito che si trovava lontano 700 miglia e che avea dato battaglia chi sa con quale esito. Si presentò, dicono, al re, e gli disse che se voleva notizie gliene avrebbe portato prima di sera. Il re gli promise, dato che riuscisse, una grossa somma. Pollicino portò la notizia la sera stessa…
Ora, anche qui qualche domanda: come faceva Pollicino, che tra l’altro erano giorni che vagava nel bosco, a essere così  informato della situazione geopolitica del Regno? E poi, chi ha vinto la battaglia? Con chi si stava combattendo? Tutte questioni di cui il Perrault, evidentemente stanco di scrivere di Pollicino, non si cura.
E infatti passa velocemente a chiudere il secondo finale e la fiaba… rifacendo cadere il nostro protagonista (che rimane sempre il presunto eroe di questo racconto) nell’abiezione morale… 
E così, fattosi un nome per questa prima bravura, guadagnava quel che voleva. Perchè il re lo pagava profumatamente per portar gli ordini ai soldati e moltissime dame gli davano quanto più volesse per aver notizie dei loro amanti, anzi fu questo il suo guadagno più grosso. C'erano anche di quelle che lo incaricavano di portar le lettere ai mariti; ma lo pagavano così male ch'ei non si degnava mettere a conto quel che guadagnava per questa mano.
In questo sottofinale in crescendo, vi farei notare due cose:
1. Pollicino fa i soldi favorendo incontri segreti a base di sesso acrobatico tra mogli e amanti, distruggendo famiglie, rompendo legami, disperdendo patrimoni.
2. Il servizio di informazione e trasmissione messaggi di Pollicino sviluppa lo stesso modello di business di Internet: nasce a scopi militari ma fa il grosso dei soldi con il sesso… (insomma nel XX secolo non ci  siamo inventati niente). 
Dopo aver fatto un certo tempo il corriere, ammassando una bella fortuna, Pollicino tornò dal padre, dove non si può figurarsi quanto si fu contenti di rivederlo. La famiglia nuotò nell'abbondanza. Pollicino comprò altrettanti impieghi pel babbo e pei fratelli, e quando gli ebbe tutti ben collocati seguitò egli stesso a vivere in corte da gran signore.
Insomma, per chiudere la fiaba, Pollicino “compra” un po’ di impieghi pubblici per i suoi famigliari.

E così siamo arrivati alla fine: tirando le somme il nostro Pollicino è un disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo. Non solo: è un ladro, un distruttore di famiglie e un corruttore… ma, proprio per questo è pieno di soldi da fare schifo.

Ecco. Per un po’ sono rimato perplesso nell’indicare questo modello ai mostriciattoli… insomma, avrei preferito qualcosa sul duro lavoro, le ricompense per l’impegno personale, il saper andare oltre i propri limiti con l’impegno e la dedizione… una roba un po’ più vicina all’etica protestante (o ai film americani che danno su Canale 5 il sabato pomeriggio)…  ma poi guardandomi intorno mi è venuto un agghiacciante dubbio…

…e se Pollicino avesse capito tutto? Se fosse davvero lui, il genio? 

Pollicino ricco e felice... e se avesse ragione lui?

martedì 19 giugno 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 3)

Riassunto delle puntate precedenti (che trovate qui e qui): a seguito della crisi economica, Pollicino e i suoi 6 fratelli vengono ripetutamente abbandonati nel bosco da due genitori degeneri. La seconda volta, causa utilizzo di un sistema di segnalazione commestibile (briciole di pane che vengono mangiate dagli uccelli) nemmeno la presunta sagacia di Pollicino riesce a riportare i sette pargoli in una casa dove nessuno li vuole.

Non solo: il nostro piccolo genio (per mancanza di prove) trascina gli sventurati fratelli nella casa dell’Orco (che, per contratto, mangia i bambini). Insomma: eravamo qui: 
La moglie dell'Orco, credendo di poterli nascondere al marito fino alla mattina, li lasciò entrare e li fece scaldare davanti a un bel fuoco; perché c'era un montone intiero allo spiedo per la cena dell'Orco.Cominciarono a scaldarsi, quando udirono tre o quattro colpi bussati forte alla porta: era l'Orco che tornava. Subito la donna li fece nascondere sotto il letto, e corse ad aprire.
l'Orco scopre i bimbi s
otto il letto (non ci voleva
mica molto, peraltro) 
Sotto il letto!? Questo sarebbe il piano della moglie dell’Orco per salvare i sette bambini? Ma stiamo scherzando? Tanto valeva faglieli trovare direttamente nel piatto!
Infatti, l’Orco, dopo essersi sbafato il montone, inizia a fiutare a destra e a manca come un cane da tartufi e trova i sette sotto il letto… Naturalmente, da buon Orco, prende sportivamente il tentativo di inganno della moglie:  
Ah! esclamò, ecco come mi vuoi infinocchiare, strega maledetta! Non so chi mi tenga dal mangiar te per la prima. Fortuna per te che sei una bestia vecchia. Ecco della caccia che mi arriva a proposito per trattare tre Orchi amici miei, che verranno fra giorni a farmi visita.
Andò a prendere un coltellaccio, e avvicinandosi ai bimbi, lo andava affilando sopra una lunga pietra che teneva nella mano sinistra.
La donna, tuttavia, convince l’Orco, che è un po’ brillo, a ucciderli l’indomani. Si tratta, come vedremo tra poco, di una pessima decisione. 
L'Orco avea sette figlie, tutte piccine. Queste piccole orche aveano tutte una bella carnagione, perchè mangiavano carne fresca come il padre; ma aveano degli occhietti grigi e tondi, il naso ad uncino e una boccaccia fornita di denti lunghi, puntuti e slargati. Molto cattive non erano ancora; ma davano di sè belle speranze, perché già mordevano i bimbi per succhiarne il sangue.
Che soddisfazione per il nostro simpatico Orco! Sette orchessine belle pasciute, già sulla buona strada. Mica come quei fessi dei sette figli dei boscaioli che non fanno altro che farsi abbandonare nei boschi!

Comunque: le sette figlie sono già a letto. E nella stessa stanza ci infilano i sette fratelli (cosa pensate! In un altro letto naturalmente: è sempre una fiaba. Si possono abbandonare i figli, uccidere innocenti, sgozzare infanti. Ma ogni riferimento sessuale è verboten).

E qui riemerge la presunta sagacia di Pollicino, che spinge la storia verso quegli abissi di orrore tipici delle belle fiabe di una volta che piacciono tanto al Petrini… 
Pollicino aveva intanto notato che le figlie dell'Orco aveano in capo delle corone d'oro; e poichè temeva che l'Orco s'avesse a pentire di non averli scannati la sera stessa, si alzò verso la mezzanotte, prese il berretto proprio e quelli dei fratellini, e piano piano li andò a mettere in capo alle figlie dell'Orco, dopo aver loro tolto le corone d'oro. Queste qui poi se le misero lui e i fratelli, affinchè l'Orco scambiasse loro per le figlie, e le figlie pei ragazzi che volea scannare.
Ecco. Il genitore accorto qui ha già capito che finisce male. Ma il pargolo ti guarda con occhi sognanti, dicendo “e poi? Cosa succede?” 
La cosa andò per l'appunto come l'avea pensata; perchè l'Orco, svegliatosi sulla mezzanotte, si rammaricò di aver rimandato al domani quel che potea fare il giorno prima. Salì a tentoni nella camera delle figlie, e si accostò al letto dov'erano i ragazzi, i quali tutti dormivano, meno Pollicino che ebbe una paura terribile quando si sentì toccare la testa dalla mano dell'Orco, che gíà avea toccato la testa dei fratelli. L'Orco che sentì le corone d'oro: "Stavo per farla grossa, brontolò; si vede che ho bevuto troppo iersera. Si accostò poi al letto delle figlie, e quando ebbe palpato i berretti: "Ah! eccoli, disse, i bricconcelli! Lavoriamo da bravi!" Così dicendo, e senza esitare un momento, tagliò la gola alle sue sette figlie, e tutto contento della bravura, se ne tornò da basso accanto alla moglie.
Oh! Che bello!. Un padre (seppur Orco) che sgozza le sue sette figlie.
Quale altra immagine lasciare ai nostri bambini? Cosa c’è di meglio di un bello sgozzamento di minori per mandare a letto sereni i mostriciattoli?

E poi succede qualcosa che mi ha sempre lasciato perplesso: 
Non appena udì russare l'Orco, Pollicino destò i fratelli e disse loro che si vestissero presto e lo seguissero. Discesero in punta di piedi in giardino e saltarono di sopra al muro. Corsero quasi tutta la notte, tremando sempre e senza sapere dove andassero.
Scappano così. Senza incontrare alcun ostacolo. Niente porte sbarrate, cani di guardia, sistemi antifurto Beghelli. Ma santa pazienza, allora non potevi scappare prima, evitando lo sgozzamento? Cioè, Pollicino: serviva mettere in pista questo piano astruso modello A-Team del cambio berretti-coroncine? Piano che peraltro ti è riuscito solo per una fortunata coincidenza?

Faccio a questo punto una pausa nel flusso narrativo per fare una considerazione: alla fin fine i genitori Orchi fino a questo momento si sono dimostrati molto meglio dei genitori umani di Pollicino & brothers.
Voi direte: ma se l’Orco voleva sgozzare i sette piccoli umani! Certo: ma intanto non erano figli suoi.
Le sue figlie mangiano carne fresca, hanno una bella carnagione e posseggono ognuna una coroncina d’oro.
I genitori di Pollicino, per incapacità imprenditoriale, fanno fare la fame ai figli e non contenti li abbandonano ripetutamente nel bosco.
Ora, non so cosa ne pensate voi: ma tra i due esempi mi pare che gli umani non ci facciano una grade figura …

Tornando a bomba alla nostra storia, la mattina dopo si scopre la tragedia:
Svegliatosi l'Orco, disse alla moglie: "Va di sopra e apparecchiami quei furfantelli di iersera." L'Orca si maravigliò di tanta bontà nel marito, e subito montò di sopra, dove ebbe un colpo quando vide le sette figlie scannate che nuotavano in un mare di sangue.
E con questa poetica immagine delle orchette sgozzate che nuotano in un bagno di sangue, che credo sia quanto di più indicato per un bambino di tre anni, finisco questa puntata.

Ci manca solo il gran finale. O, meglio, i gran finali. Visto che il Perrault ne ha scritti ben due. Ma di questo parleremo la prossima volta.

martedì 22 maggio 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 2)


Pollicino, in un ritratto
della bravissima Lucia Salemi
Nella puntata precedente, che trovate qui, abbiamo visto come due piccoli imprenditori (ramo taglialegna), non particolarmente dotati dal punto di vista manageriale (ma irresponsabilmente prolifici), tentano di abbandonare nel bosco i loro sette figli causa crisi economica. 

Vengono tuttavia buggerati dal figlio più piccolo (che il Perrault dice essere molto intelligente, anche se lo descrive più come un disadattato sociopatico affetto da handicap fisici). Insomma: il Pollicino, con il vecchio trucco delle pietruzze, riporta i sei fratelli a casa proprio in un raro momento di stabilità economica, visto che il signore del villaggio aveva appena pagato un vecchio debito di dieci scudi (dal che si dimostra come il problema dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni abbia radici antiche…). Insomma: eravamo qui:
La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.
I due, evidentemente, non mangiano pane e volpe a colazione, visto che Pollicino li scopre un’altra volta. Tuttavia, nella loro ottusità, prendono un paio di interessanti contromisure:
Per segreto che fosse il complotto, Pollicino ne afferrò qualche parola, e subito contò di cavarsi d'impaccio come la prima volta; ma, benchè si alzasse di buon mattino per raccoglier pietruzze, non riuscì nell'intento, perchè trovò chiusa a doppia mandata la porta di casa. Non sapea che fare, quando, avendo la mamma dato a ciascuno un pezzo di pane per la colazione, ei pensò di servirsi del pane invece che delle pietruzze, sbricciolandone la mollica lungo la strada che avrebbero fatto. 
I due genitori modello riportano quindi i figli nel bosco e li riabbandonano. 
Il babbo e la mamma li menarono nel punto più fitto e scuro del bosco, e poi, infilata una scorciatoia, li piantarono soli.
Qui inizio a pensare che il Perrault non abbia torto sula sagacia di Pollicino: ma solo in termini relativi. Voglio dire: è evidente che gli altri sei fratelli sono dei rimbambiti. Ma scusa: ti hanno già abbandonato nel bosco una volta. Santa pazienza, cosa ci torni a fare? Inventati una scusa: chessò, che ti è morto il gatto, che devi andare a scuola, che ci sono i Power Ranger in tv!

Comunque, Pollicino, forte di una infondata sicumera, cerca di riportarli a casa di nuovo. 
E ancora: ti hanno abbandonato due volte! Sveglia! Non ti vogliono, fattene una ragione!
Purtroppo però il suo piano rileva profondi deficit strutturali: 
Pollicino non se n'afflisse gran che, credendo di poter ritrovare la via di casa per mezzo del pane sbricciolato cammin facendo; ma fu molto sorpreso, quando non riuscì a trovarne nemmeno una briciola: gli uccelli erano venuti e aveano mangiato ogni cosa.
Iniziano a camminare nel bosco, ma senza navigatore si perdono. E qui, seguendo la vena allegra che pervade tutta la fiaba, iniziano una serie di sfighe concatenate:
Venne la notte, e un gran vento si levò, che faceva loro una paura terribile. Da tutte le parti parea loro di sentire gli urli dei lupi che venivano per mangiarli. Sopravvenne un acquazzone, che li bagnò fino all'osso; sdrucciolavano ad ogni passo, ruzzolavano nella mota e si rialzavano tutti inzaccherati, non sapendo che fare delle loro mani.
Insomma, mancano solo la pioggia di rane e le lingue di fuoco che cadono dal cielo.
Al Pollicino viene comunque una idea non peregrina. Si arrampica su un albero per orientarsi un po’. Scorge così una luce di una candela verso la quale guida i sei decerebrati che gli si accompagnano:
Arrivarono finalmente alla casa dov'era la candela, non senza molta paura; perché spesso la perdevano di vista, quando scendevano in qualche sentiero più basso. Bussarono alla porta. Una buona donna venne ad aprire, e domandò che cosa volessero. Rispose Pollicino che erano dei poveri bambini sperdutisi nel bosco, e che domandavano per carità un posticino per dormire.
E qui tu pensi: una buona donna. Oh! Finalmente un po’ di fortuna dopo tutta questa sfiga. E invece no, non hai tenuto conto del sadismo macabro del Perrault:
La donna, vedendoli tutti così bellini, si mise a piangere. "Ahimè! disse, poveri piccini, dove siete capitati! Sapete voi che questa è la casa d'un Orco, che si mangia i bimbi? Ahimè! signora, rispose Pollicino, e che faremo noi? Se non ci date ricovero, non può mancare che stanotte stessa non ci mangino vivi i lupi del bosco. Se così dev'essere, meglio è che ci mangi il signor Orco; può anche darsi che abbia pietà di noi, se voi vi compiacerete di pregarlo".
Allegria! Direbbe Mike. Cosa succederà adesso? Come finirà questo derby dello sbranamento di bimbi tra i Lupi e l’Orco? Lo vedremo nella prossima puntata di questa storia.

A nanna, bimbi.

giovedì 10 maggio 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 1)


Se Carlo Petrini (quello di slow food)  leggesse questo blog so già che penserebbe: vabbè, ma tu te la prendi con i Barbapapà, i puffi, Velma Dinkley. Tutta roba moderna. Bisogna tornare alle care vecchie favole di una volta. Favole a chilometri zero, in cui si ritrovano i sani valori della campagna…

Vorrei essere chiaro: trattasi di FREGNACCE.

E ve lo dimostro con una delle fiabe più innocenti: Pollicino, il simpatico racconto di quella sagoma di Charles Perrault (datato 1697 o giù di lì).

Uso questa fiaba perché il mostriciattolo numero 1 ha un’ossessione per Pollicino. Una ossessione che mi ha obbligato a leggere Pollicino quelle 27 volte al mese che fanno sempre piacere.

Vediamo l’inizio, la presentazione della famiglia di Pollicino:

C'era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti. Il maggiore avea solo dieci anni e il più piccolo sette. Come mai, direte, tanti figli in così poco tempo? Gli è che la moglie andava di buon passo e non ne faceva meno di due alla volta.

Era poverissima, e i sette bimbi gl'incomodavano assai, visto che nessuno di essi era in grado di buscarsi da vivere.

Siamo quindi di fronte a una coppia di imprenditori, ramo materiale da costruzione e combustibili, con una impresa di famiglia che non versa in buone acque. Nonostante questo figliano come un Barbapapà qualunque. 

Ma, santa pazienza, se i figli t’incomodano assai, perché cavolo li hai fatti? Insomma, ci troviamo subito di fronte a una bella ventata di allegria campagnola, di quelle che piacerebbero al nostro Petrini. 

Vediamo adesso l’introduzione del nostro protagonista, il Pollicino:

Per giunta di cordoglio, il più piccino era molto delicato e non apriva mai bocca, sicchè si scambiava per grulleria quello che era un segno di bontà di cuore. Era piccolissimo, e quando venne al mondo non era mica più grosso del pollice, ed è perciò che lo chiamarono Pollicino. Questo povero bimbo era il bersaglio della casa, e sempre a lui si dava il torto. Era però il più sennato e fine di tutti i fratelli, e se poco parlava, ascoltava molto.

Il nostro eroe è quindi un disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo. Uno a metà tra Forrest Gump e Rain Man. Questo è il modello che additiamo ai mostriciattoli …

Comunque, in questo turbinio di ottimismo e spensieratezza, ecco che arriva una bella crisi economica che si abbatte su una gestione aziendale che, come abbiamo visto, già presentava diverse carenze. E allora cosa pensano i due amorevoli genitori? Ma certo! Di abbandonare i figli:

Venne una gran brutta annata, e tanta fu la carestia, che quella povera gente decise di sbarazzarsi dei piccini. Una sera che questi erano a letto, lo spaccalegna disse tutto afflitto alla moglie, seduta con lui davanti al fuoco: "Tu vedi che non possiamo più dar da mangiare ai piccini; vedermeli morir di fame sotto gli occhi non mi dà l'animo, e ho deciso di menarli domani al bosco perchè vi si sperdano”.

La moglie, per un po’, fa finta di fare resistenza, ma alla fine cede. D’altronde, quale genitore non abbandonerebbe i figli in questa occasione. Purtroppo i due non hanno tenuto conto del figlio sociopatico, che evidentemente è pure insonne:

Pollicino aveva intanto udito ogni cosa, perché essendosi accorto che discorrevano di affari, era sgusciato fuori dal suo letticciuolo e s'era insinuato sotto lo sgabello del padre.

E cosa fa il piccolo genio (fino a prova contraria)? Chiama la polizia? O almeno lo sceriffo di Sherwood? Avverte il telefono azzurro? Avvisa i fratelli e insieme fanno internare i genitori, rilevando l’azienda di famiglia e facendola diventare una multinazionale del legno, una nuova IKEA? No:

Andò subito a ricoricarsi, nè chiuse più occhio, pensando a quel che avesse da fare. Si alzò di buon mattino e se n'andò sulle rive d'un ruscello, dove s'empì le tasche di pietruzze bianche, e poi se ne tornò a casa. Si misero in cammino, e Pollicino non disse niente ai fratelli di quanto sapeva.

La mattina dopo i due genitori modello portano i figli nel bosco. E li abbandonano.

Quando si videro soli, i bambini si dettero a gridare e a piangere il più che potevano.

E qui esce il lato sadico di Pollicino:

Pollicino li lasciava gridare, ben sapendo per che via ritornare a casa; poichè cammin facendo, avea lasciato cader per terra le pietruzze portate in saccoccia. "Non abbiate paura, disse, fratelli miei; il babbo e la mamma ci han lasciati qui, ma io vi ricondurrò fino a casa: seguitemi."

I fratelli, immagino dopo aver massacrato di botte Pollicino per vendicarsi della bastardata che gli ha appena fatto, lo seguono.  Ora mi chiedo e vi chiedo: ti hanno abbandonato. Ma cosa torni a casa a fare? Cioè, cosa speri, che abbiano cambiato idea? E questo sarebbe il fratellino intelligente?

Comunque: tornano a casa. E cosa trovano? Vediamo:

Arrivati a casa dal bosco, lo spaccalegna e la moglie ricevettero dieci scudi, che da un pezzo doveano riscuotere dal signore del villaggio e sui quali non contavano più. Si sentirono rinascere, tanta era la fame che li tormentava. Il marito mandò subito la moglie dal beccaio. E poichè da molto tempo si stava digiuni, la donna comprò tanta carne che poteva bastar per sei persone non che per due.

Cioè: i due impuniti hanno appena abbandonato sette figli nel bosco perché non hanno di che mangiare, condannandoli a morire nella migliore delle ipotesi sbranati dalle belve. Trovano i soldi e tu dici: la prima cosa che penseranno è andare a recuperare i figli. Nooooooooo! Giù a mangiare ai quattro palmenti. Poi, a stomaco pieno, gli viene qualche rimorso:

Saziati che furono, disse la poveretta: "Ahimè, dove saranno ora quei poveri piccini! Che festa farebbero di questi avanzi”

Gli avanzi ?!?!? Vabbé, abbiamo capito che i due taglialegna non vinceranno il premio "genitore dell'anno 1697/8". A questo punto, tuttavia, il Perrault apre uno spaccato sociologico sul rapporto uomo/donna che, pur interrompendo il flusso narrativo, ci fa capire come le cose non siano per niente cambiate dal 1697 a oggi:

Lo spaccalegna, dalli e dalli, gli scappò la pazienza, e minacciò di batterla, se non si stava zitta. Non già che non fosse più addolorato di lei; ma la moglie ciarliera gli rompeva la testa ripetendogli che l'avea detto, ed egli era come tanti altri, cui piacciono le donne che dicono bene, ma che non possono soffrire quelle che hanno sempre ben detto.

Ed ecco che, mentre la moglie continua a struggersi e il marito a smaronarsi, con un coup de teatre degno dei migliori telefilm degli anni ottanta, i sette figli ricompaiono. I genitori sono abbastanza contenti e gli danno pure da mangiare (immagino gli avanzi di cui sopra).

Tutto bene quel che finisce bene, uno pensa. Invece no: l’incapacità imprenditoriale dei due taglialegna unita al calo del PIL ci rimette lo zampino:

La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.

Cosa succederà adesso? lo vedremo nella prossima puntata di questa disamina del “mito” Pollicino…