lunedì 15 ottobre 2012

Pollicino è un vero genio? I gran finali

Per chi volesse leggere le puntate precedenti le trova qui:

Altrimenti qui c'è, in poche righe, l'inevitabile riassunto delle puntate precedenti…

… causa crisi economica e incapacità imprenditoriali dei genitori, Pollicino e i fratelli si fanno abbandonare ripetutamente nel bosco da una mamma e un papà degeneri. Arrivati nella casa dell’Orco rischiano di essere mangiati dal padrone di casa. Ma Pollicino fa in modo che al posto suo e dei sei fessi che si trascina dietro il suddetto Orco sgozzi le sue sette figlie. Insomma eravamo arrivati alla bucolica immagine della madre che trova le figlie in un mare di sangue:
Svegliatosi l'Orco, disse alla moglie: "Va di sopra e apparecchiami quei furfantelli di iersera." L'Orca si maravigliò di tanta bontà nel marito, e subito montò di sopra, dove ebbe un colpo quando vide le sette figlie scannate che nuotavano in un mare di sangue. Cominciò per venir meno, perchè questo è il primo espediente che le donne trovano in casi simili. L'Orco, vedendola tardare, andò anche lui di sopra ed ebbe a trasecolare davanti all'orribile spettacolo. "Che ho fatto! esclamò. Me la pagheranno quegli sforcati, e subito!"
Le povere orchette barbaramente sgozzate per colpa dell'inganno di Pollicino
in un toccante disegno dei bambini  della scuola Spinea di Venezia 
Per inseguire Pollicino &co, l’Orco prende gli stivali di trenta miglia, con cui scavalca montagne e traversa fiumi come fossero ruscelletti, cercando i sette bambini per vendicare la morte delle figlie (e comunque per mangiarseli, che alla fine era il piano originale). Ma Pollicino, come un novello Colonnello John "Hannibal" Smith, ha un piano… 
Pollicino, visto non lontano una roccia scavata, vi si nascose coi fratelli, guardando sempre a quel che l'Orco faceva. L'Orco, che si sentiva spossato dal lungo cammino, perchè gli stivaloni di trenta miglia stancano maledettamente chi li porta, volle riposarsi e andò a sedere, per caso, proprio sulla roccia dove i piccini stavano nascosti. Siccome non ne poteva più, pigliò sonno dopo un poco, e cominciò a russare con tanto fracasso….
Insomma, Pollicino e i fratelli sono nascosti in una pietra cava con l’Orco che ci dorme seduto sopra. Ma l’Orco non aveva un olfatto eccezionale? Perché non li ha fiutati come aveva fatto la sera prima in casa?
Domande a cui il Perrault purtroppo non risponde…

Comunque, a parte queste piccole incongruenze nel racconto, qui inizia il piano diabolico di Pollicino che ne fa rivalutare l’intelligenza: 
Pollicino ebbe meno paura degli altri, e disse ai fratelli che subito scappassero a casa mentre l'Orco dormiva sodo, e che di lui non si dessero pensiero. Quelli seguirono il consiglio e in meno di niente furono a casa loro. Pollicino si accostò all'Orco, gli cavò pian pianino gli stivaloni e se li mise. Gli stivaloni erano molto grandi e larghi; ma siccome erano anche fatati, aveano il dono di allargarsi o di stringersi secondo la gamba di chi li calzava.
Ed ecco che esce l’anima perfidamente truffaldina del nostro Pollicino, il disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo che, vi ricordo, additiamo con questa fiaba ai bimbi come eroe positivo ed esempio: 

Se n'andò difilato alla casa dell'Orco, dove trovò la moglie di lui che piangeva sempre accanto alle figlie scannate. (ndr: Sempre tanta allegria in questa fiaba, neh?)

"Vostro marito, le disse Pollicino, è in gran pericolo; è incappato in una banda di ladri, e questi hanno giurato di ammazzarlo se egli non dà loro tutto il suo danaro. Nel punto che gli tenevano il pugnale alla gola, egli mi ha visto e mi ha pregato di correre ad avvertirvi e di dirvi che mi consegniate tutti i valori, nessuno escluso, se no lo scannano senza misericordia. Siccome la cosa è urgente, ha voluto anche che prendessi i suoi stivaloni di trenta miglia, sì per far presto sì perchè non m'aveste a pigliare per un imbroglione". La buona donna, più impaurita che mai, gli diè subito quanto aveva; perchè l'Orco era un marito eccellente, con tutto che mangiasse i bimbi.
Ecco. Considerate questa scena. Pollicino, dopo aver fatto sgozzare con l’inganno le sette orchessine realizza una truffa sul classico schema del “telegrafo ritardato”. Ruba gli stivali all’Orco, inganna la povera moglie ancora sotto shock per l’omicidio delle figlie, ruba tutto il patrimonio di una onesta famiglia, con un buon padre lavoratore, un marito eccellente, con l’unico difettuccio di mangiare i bimbi (ma chi non ha un difetto, a questo mondo).

E per fare cosa? Per portare i soldi ai suoi genitori che l’amavano così tanto da farlo morire di fame e abbandonarlo due volte – ripeto: due volte – nel bosco! Questo infatti è il primo finale della fiaba: 
Pollicino, carico di tutte le ricchezze dell'Orco, se ne tornò alla casa paterna, dove fu accolto a braccia aperte.
Io credo che qui il Perrault abbia avuto un rigurgito di realismo. Cioè, un finale così non è credibile. E infatti ce ne confeziona un secondo: 
A questo particolare molti non credono. Pollicino, dicono costoro, non ha mai fatto questo furto all'Orco; e se gli prese gli stivaloni, lo fece perchè l'Orco se ne serviva per correre dietro i bambini: questo essi sanno di sicuro, avendo anche mangiato e bevuto in casa del taglialegna.
Ecco, in una prima fase Pollicino ne esce moralmente un po’ meglio… (anche se queste giustificazioni per il furto con destrezza appaiono un po’ pelose). 
Affermano poi che quando ebbe calzato gli stivaloni dell'Orco, Pollicino se n'andò alla corte, dove sapeva che si stava in gran pensiero per un esercito che si trovava lontano 700 miglia e che avea dato battaglia chi sa con quale esito. Si presentò, dicono, al re, e gli disse che se voleva notizie gliene avrebbe portato prima di sera. Il re gli promise, dato che riuscisse, una grossa somma. Pollicino portò la notizia la sera stessa…
Ora, anche qui qualche domanda: come faceva Pollicino, che tra l’altro erano giorni che vagava nel bosco, a essere così  informato della situazione geopolitica del Regno? E poi, chi ha vinto la battaglia? Con chi si stava combattendo? Tutte questioni di cui il Perrault, evidentemente stanco di scrivere di Pollicino, non si cura.
E infatti passa velocemente a chiudere il secondo finale e la fiaba… rifacendo cadere il nostro protagonista (che rimane sempre il presunto eroe di questo racconto) nell’abiezione morale… 
E così, fattosi un nome per questa prima bravura, guadagnava quel che voleva. Perchè il re lo pagava profumatamente per portar gli ordini ai soldati e moltissime dame gli davano quanto più volesse per aver notizie dei loro amanti, anzi fu questo il suo guadagno più grosso. C'erano anche di quelle che lo incaricavano di portar le lettere ai mariti; ma lo pagavano così male ch'ei non si degnava mettere a conto quel che guadagnava per questa mano.
In questo sottofinale in crescendo, vi farei notare due cose:
1. Pollicino fa i soldi favorendo incontri segreti a base di sesso acrobatico tra mogli e amanti, distruggendo famiglie, rompendo legami, disperdendo patrimoni.
2. Il servizio di informazione e trasmissione messaggi di Pollicino sviluppa lo stesso modello di business di Internet: nasce a scopi militari ma fa il grosso dei soldi con il sesso… (insomma nel XX secolo non ci  siamo inventati niente). 
Dopo aver fatto un certo tempo il corriere, ammassando una bella fortuna, Pollicino tornò dal padre, dove non si può figurarsi quanto si fu contenti di rivederlo. La famiglia nuotò nell'abbondanza. Pollicino comprò altrettanti impieghi pel babbo e pei fratelli, e quando gli ebbe tutti ben collocati seguitò egli stesso a vivere in corte da gran signore.
Insomma, per chiudere la fiaba, Pollicino “compra” un po’ di impieghi pubblici per i suoi famigliari.

E così siamo arrivati alla fine: tirando le somme il nostro Pollicino è un disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo. Non solo: è un ladro, un distruttore di famiglie e un corruttore… ma, proprio per questo è pieno di soldi da fare schifo.

Ecco. Per un po’ sono rimato perplesso nell’indicare questo modello ai mostriciattoli… insomma, avrei preferito qualcosa sul duro lavoro, le ricompense per l’impegno personale, il saper andare oltre i propri limiti con l’impegno e la dedizione… una roba un po’ più vicina all’etica protestante (o ai film americani che danno su Canale 5 il sabato pomeriggio)…  ma poi guardandomi intorno mi è venuto un agghiacciante dubbio…

…e se Pollicino avesse capito tutto? Se fosse davvero lui, il genio? 

Pollicino ricco e felice... e se avesse ragione lui?

martedì 14 agosto 2012

Fa ridere, ma è abbastanza chiaro


Ieri IlPost ha pubblicato questo breve trafiletto:
Il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, ha commentato così su Facebook la questione dell’ILVA di Taranto.
Lo sguardo di chi governa deve pesare ciascuno dei beni da tutelare, deve custodire tutte le promesse di futuro, ma soprattutto deve sentire la responsabilità di evitare che vinca il caos, e che l’ardire utopico dei pensieri lunghi si pieghi alla disperazione di un presente immobile, quasi divorato dal suo passato.

Da lì sono partiti i commenti. Tra i primi compariva quello di Rand:

RAND
vabbè ma che vuol dire?
qualcuno dovrebbe dirgli che la politica non è un concorso letterario, e che le persone che votano vogliono avere risposte dalla politica e non frasi senza senso che non dicono nulla

Poco dopo sono iniziate le risposte

UNIT
rand, vuol dire che si deve chiudere l’ilva. Fa ridere, ma è abbastanza chiaro.

Mezz’ora dopo Topesio, maramaldeggiava

TOPESIO
rand, vuol dire che si deve tenere aperta l’ilva. Fa ridere ma è abbastanza chiaro.

Da lì è partita una simpatica gara di esegesi a ostacoli, che ho deciso di riportare, a futura memoria dei tre o quattro che leggono questo blog.

RADIXOMNIUMMALORUM
rand, vuol dire che l’ilva non deve piegarsi ai pensieri lunghi di un utopico passato, prigioniero del presente disperato, quasi divorato dal caos che custodisce le ardite promesse del futuro su cui lo sguardo immobile dei beni da tutelare si posa su chi governa
Fa ridere ma è abbastanza chiaro.

RADIXOMNIUMMALORUM
Rand, vuol dire che ora l’inverno del nostro scontento si è fatto gloriosa estate grazie al sole di york,e tutte le nuvole che incombevano minacciose sulla nostra casa sono sepolte nel profondo seno dell’oceano.
Fa ridere ma è abbastanza chiaro.

GUIDO1789
Come diceva un tempo la Sibille:
“Ibis, redibis, non, morieris”
Fa ridere, no, è abbastanza chiaro
P.S. togliete a piacere una coppia di virgole di troppo….e scusate il latinorum.

PENDOLARE
rand vuol dire che si deve mettere su l’auto e la casa, poi imprigionare dei bambini, piazzare un semaforo da qualche parte e soprattutto che non bisogna masturbarsi pensando a Charlize Theron e infine bisogna mangiare meno pasta.
Fa ridere ma è abbastanza chiaro.

LATIMO
Rand, questo è il piano: ” Tu ridi, chiaro? “

IMMOTAMANET
Rand vuol dire che le esacerbazioni del passato, sfrigolanti come nuvole di polvere di stelle, occasionalmente divoratrici di tentacolari promesse mai mantenute, devono necessariamente incontrare il favore di verità archetipe e relativamente vicine al pensiero di Cromos per ovviare alla supposta e tremebonda tragedia di Pathos e finalmente tornare a riveder le stelle. Fa ridere ma è abbastanza chiaro.

MARCOVALDO
Vuol dire che per il fatto della gazzosa, esacerbando il mistico inferiore del prossimo tuo come te stesso, la crasi esterna potrebbe coincidere con quella intarma. Ma non è ancora detto, potrebbe anche darsi che … e lascio aperto il discorso.
Fa ridere ma è abbastanza chiaro

Ecco: non so se Rand alla fine ha capito. 
Ma comunque è abbastanza chiaro che fa ridere…

giovedì 2 agosto 2012

E ti accorgi di quanto siamo provinciali...



per chi non avesse seguito l'appassionante dibattito (vivendo appunto nella provinciale penisola) trovate qui un paio di articoli:

lunedì 23 luglio 2012

Il sentimento diffuso oggi in Italia...




Per chi non cogliesse la citazione, il riferimento è alla famosa “maledizione della divisa rossa”: chiunque in Star Trek accompagni Kirk su un qualsiasi pianeta indossando la divisa rossa della sicurezza è destinato a fare una brutta fine, quasi sempre dopo pochi minuti… A quel punto McCoy esclama puntualmente "è morto, Jim!"

Per una analisi del fenomeno, non posso che rimandarvi qui: http://www.sitelogicmarketing.com/blog/02-analytics-according-to-captain-kirk


martedì 3 luglio 2012

Guardo gli asini che volano nel ciel

Ci sono cose che tutti dovrebbero aver visto almeno 100 volte nella vita. Una di queste è, senza alcun dubbio, la canzone “Guardo gli asini che volano nel ciel” (cantata né I diavoli volanti, film del 1939 diretto da A. Edward Sutherland).



Un inno alla felicità del nonsenso, che contiene frasi lisergiche come: 

“guardo gli asini che volano nel ciel, ma le papere sulle nuvole si divertono a fare i cigni nel ruscel, bianco come inchiostro”

“vanno i treni sopra il mare tutto blu, e le gondole bianche sbocciano nel crepuscolo sulle canne dei bambu' Du du du du du”.

Forte della granitica convinzione che questa sia una pietra miliare della cultura occidentale e non solo, ho cercato più volte di propinarlo ai mostriciattoli.

La reazione è stata del tipo “voglio vedere la Piiimpa!!!!” e giù lacrimoni…

Insomma, respinto con perdite.

Ma nel mio ruolo di illuminato responsabile della corretta educazione dei mostriciattoli, non mi arrendo: Stanlio e Ollio bisogna vederli. Sennò, niente gelato!

martedì 19 giugno 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 3)

Riassunto delle puntate precedenti (che trovate qui e qui): a seguito della crisi economica, Pollicino e i suoi 6 fratelli vengono ripetutamente abbandonati nel bosco da due genitori degeneri. La seconda volta, causa utilizzo di un sistema di segnalazione commestibile (briciole di pane che vengono mangiate dagli uccelli) nemmeno la presunta sagacia di Pollicino riesce a riportare i sette pargoli in una casa dove nessuno li vuole.

Non solo: il nostro piccolo genio (per mancanza di prove) trascina gli sventurati fratelli nella casa dell’Orco (che, per contratto, mangia i bambini). Insomma: eravamo qui: 
La moglie dell'Orco, credendo di poterli nascondere al marito fino alla mattina, li lasciò entrare e li fece scaldare davanti a un bel fuoco; perché c'era un montone intiero allo spiedo per la cena dell'Orco.Cominciarono a scaldarsi, quando udirono tre o quattro colpi bussati forte alla porta: era l'Orco che tornava. Subito la donna li fece nascondere sotto il letto, e corse ad aprire.
l'Orco scopre i bimbi s
otto il letto (non ci voleva
mica molto, peraltro) 
Sotto il letto!? Questo sarebbe il piano della moglie dell’Orco per salvare i sette bambini? Ma stiamo scherzando? Tanto valeva faglieli trovare direttamente nel piatto!
Infatti, l’Orco, dopo essersi sbafato il montone, inizia a fiutare a destra e a manca come un cane da tartufi e trova i sette sotto il letto… Naturalmente, da buon Orco, prende sportivamente il tentativo di inganno della moglie:  
Ah! esclamò, ecco come mi vuoi infinocchiare, strega maledetta! Non so chi mi tenga dal mangiar te per la prima. Fortuna per te che sei una bestia vecchia. Ecco della caccia che mi arriva a proposito per trattare tre Orchi amici miei, che verranno fra giorni a farmi visita.
Andò a prendere un coltellaccio, e avvicinandosi ai bimbi, lo andava affilando sopra una lunga pietra che teneva nella mano sinistra.
La donna, tuttavia, convince l’Orco, che è un po’ brillo, a ucciderli l’indomani. Si tratta, come vedremo tra poco, di una pessima decisione. 
L'Orco avea sette figlie, tutte piccine. Queste piccole orche aveano tutte una bella carnagione, perchè mangiavano carne fresca come il padre; ma aveano degli occhietti grigi e tondi, il naso ad uncino e una boccaccia fornita di denti lunghi, puntuti e slargati. Molto cattive non erano ancora; ma davano di sè belle speranze, perché già mordevano i bimbi per succhiarne il sangue.
Che soddisfazione per il nostro simpatico Orco! Sette orchessine belle pasciute, già sulla buona strada. Mica come quei fessi dei sette figli dei boscaioli che non fanno altro che farsi abbandonare nei boschi!

Comunque: le sette figlie sono già a letto. E nella stessa stanza ci infilano i sette fratelli (cosa pensate! In un altro letto naturalmente: è sempre una fiaba. Si possono abbandonare i figli, uccidere innocenti, sgozzare infanti. Ma ogni riferimento sessuale è verboten).

E qui riemerge la presunta sagacia di Pollicino, che spinge la storia verso quegli abissi di orrore tipici delle belle fiabe di una volta che piacciono tanto al Petrini… 
Pollicino aveva intanto notato che le figlie dell'Orco aveano in capo delle corone d'oro; e poichè temeva che l'Orco s'avesse a pentire di non averli scannati la sera stessa, si alzò verso la mezzanotte, prese il berretto proprio e quelli dei fratellini, e piano piano li andò a mettere in capo alle figlie dell'Orco, dopo aver loro tolto le corone d'oro. Queste qui poi se le misero lui e i fratelli, affinchè l'Orco scambiasse loro per le figlie, e le figlie pei ragazzi che volea scannare.
Ecco. Il genitore accorto qui ha già capito che finisce male. Ma il pargolo ti guarda con occhi sognanti, dicendo “e poi? Cosa succede?” 
La cosa andò per l'appunto come l'avea pensata; perchè l'Orco, svegliatosi sulla mezzanotte, si rammaricò di aver rimandato al domani quel che potea fare il giorno prima. Salì a tentoni nella camera delle figlie, e si accostò al letto dov'erano i ragazzi, i quali tutti dormivano, meno Pollicino che ebbe una paura terribile quando si sentì toccare la testa dalla mano dell'Orco, che gíà avea toccato la testa dei fratelli. L'Orco che sentì le corone d'oro: "Stavo per farla grossa, brontolò; si vede che ho bevuto troppo iersera. Si accostò poi al letto delle figlie, e quando ebbe palpato i berretti: "Ah! eccoli, disse, i bricconcelli! Lavoriamo da bravi!" Così dicendo, e senza esitare un momento, tagliò la gola alle sue sette figlie, e tutto contento della bravura, se ne tornò da basso accanto alla moglie.
Oh! Che bello!. Un padre (seppur Orco) che sgozza le sue sette figlie.
Quale altra immagine lasciare ai nostri bambini? Cosa c’è di meglio di un bello sgozzamento di minori per mandare a letto sereni i mostriciattoli?

E poi succede qualcosa che mi ha sempre lasciato perplesso: 
Non appena udì russare l'Orco, Pollicino destò i fratelli e disse loro che si vestissero presto e lo seguissero. Discesero in punta di piedi in giardino e saltarono di sopra al muro. Corsero quasi tutta la notte, tremando sempre e senza sapere dove andassero.
Scappano così. Senza incontrare alcun ostacolo. Niente porte sbarrate, cani di guardia, sistemi antifurto Beghelli. Ma santa pazienza, allora non potevi scappare prima, evitando lo sgozzamento? Cioè, Pollicino: serviva mettere in pista questo piano astruso modello A-Team del cambio berretti-coroncine? Piano che peraltro ti è riuscito solo per una fortunata coincidenza?

Faccio a questo punto una pausa nel flusso narrativo per fare una considerazione: alla fin fine i genitori Orchi fino a questo momento si sono dimostrati molto meglio dei genitori umani di Pollicino & brothers.
Voi direte: ma se l’Orco voleva sgozzare i sette piccoli umani! Certo: ma intanto non erano figli suoi.
Le sue figlie mangiano carne fresca, hanno una bella carnagione e posseggono ognuna una coroncina d’oro.
I genitori di Pollicino, per incapacità imprenditoriale, fanno fare la fame ai figli e non contenti li abbandonano ripetutamente nel bosco.
Ora, non so cosa ne pensate voi: ma tra i due esempi mi pare che gli umani non ci facciano una grade figura …

Tornando a bomba alla nostra storia, la mattina dopo si scopre la tragedia:
Svegliatosi l'Orco, disse alla moglie: "Va di sopra e apparecchiami quei furfantelli di iersera." L'Orca si maravigliò di tanta bontà nel marito, e subito montò di sopra, dove ebbe un colpo quando vide le sette figlie scannate che nuotavano in un mare di sangue.
E con questa poetica immagine delle orchette sgozzate che nuotano in un bagno di sangue, che credo sia quanto di più indicato per un bambino di tre anni, finisco questa puntata.

Ci manca solo il gran finale. O, meglio, i gran finali. Visto che il Perrault ne ha scritti ben due. Ma di questo parleremo la prossima volta.

lunedì 18 giugno 2012

Il compleanno del sosia di Paul Mc Cartney



Un omaggio a Paul (ma a me piaceva più John) e alle teorie dei complotti. Che dimostrano che la fantasia umana non ha limiti. E come questo non sia sempre un bene.

Per chi volesse saperne di più dei complotti suggerisco:
http://attivissimo.blogspot.it/p/indice-delle-indagini-antibufala.html
http://complottismo.blogspot.it/

giovedì 31 maggio 2012

I parchetti e la Sindrome di Micheleserra


Con la bella stagione (nonostante la primavera più piovosa della storia), si infittiscono le visite dei mostriciattoli ai parchetti che, come trappole ineludibili, circondano in ogni direzione casa nostra.

Un parchetto di oggi (nemmeno troppo grande)
Ma voi li avete presenti i parchetti di oggi?

Sistemi di scivoli a forma di nastro di Moebius, ponti tibetani, torri, case, casette, casupole, pareti per arrampicarsi, scale di corde, giochi a molla, tubi, pale rotanti, alabarde spaziali, liane. Il tutto in gruppi di giochi a forma di Cargo battente bandiera liberiana, Castello di Hogwarts, Fattoria degli animali, Battlestar Galactica, Morte nera, posati su un sottofondo di gomma semimorbida, colorata, antiurto e antigraffio.

L’altro giorno, mentre sorvegliavo blandamente i mostriciattoli che, appesi a una liana, si lanciavano a testa in giù dentro un tubo rosso di cui non scorgevo l’uscita, ho ripensato ai parchetti di quando ero giovane io. 

E mi è venuto per un attimo un rigurgito di Sindrome di Micheleserra. Ovvero l’indulgente atteggiamento di dire: ah, come era più semplice e bello ai miei tempi quando avevamo poche cose, ma con queste ci divertivamo anche di più di adesso che abbiamo tutto.

Poi però ho ripensato bene a come erano i parchi giochi ai miei tempi (evitando che il tempo smussasse troppo gli angoli della memoria, come dice De Gregori). Ne faccio una breve descrizione per ricordarmi che, come diceva mio nonno, si stava più male, quando si stava peggio.

Allora, in primo luogo c’era uno scivolo, singolo, in metallo. Un attrezzo che in epoche antiche (tra la caduta di Costantinopoli e la Battaglia di Lepanto) era stato rosso o blu (si potevano ancora intravedere alcuni frammenti di pittura). Ma che ai miei tempi era di un colore tra il grigio e la ruggine.

Un parchetto negli anni '70 (in piena Piccola Era Glaciale)
A fianco erano posizionate due altalene, di cui una regolarmente rotta (ho sempre pensato che i Comuni per risparmiare le comprassero già così: con una altalena rotta). Sotto l’altalena funzionante (per il cui utilizzo si creava una fila che neanche a Melegnano il 30 agosto) si formava una buca. Per questo c’era regolarmente tra settembre e luglio una pozzanghera o uno strato di fango. Ad agosto no. Ma l’altalena (e gli altri giochi) non si potevano usare perché raggiungevano sotto il sole la temperatura di 120/130 gradi.

Infine si poteva trovare una giostra di quelle che venivano fatte girare vorticosamente agendo su un volante centrale. Vinceva il primo che vomitava.
O, in alternativa, poteva esserci un bilanciere: ovvero quell’asta su perno centrale su cui due bimbi dovevano sedersi basculando su e giù alternativamente. Qui il dramma avveniva quando uno dei due pargoli scendeva improvvisamente facendo precipitare l’altro verso terra con gravi rischi di frattura del coccige.

E questo era tutto (se si escludono le panchine per le mamme e i nonni). In effetti, una volta un bambino che veniva da un'altra Regione ci disse che da loro c’erano parchi giochi in cui c’erano quattro altalene (tutte funzionanti) e sia la giostra sia il bilanciere. Ma naturalmente nessuno ha creduto a questa palese frottola. Ho saputo poi che da grande è diventato uno stimato giornalista. Quando si dice: “era portato fin da giovane”.

martedì 22 maggio 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 2)


Pollicino, in un ritratto
della bravissima Lucia Salemi
Nella puntata precedente, che trovate qui, abbiamo visto come due piccoli imprenditori (ramo taglialegna), non particolarmente dotati dal punto di vista manageriale (ma irresponsabilmente prolifici), tentano di abbandonare nel bosco i loro sette figli causa crisi economica. 

Vengono tuttavia buggerati dal figlio più piccolo (che il Perrault dice essere molto intelligente, anche se lo descrive più come un disadattato sociopatico affetto da handicap fisici). Insomma: il Pollicino, con il vecchio trucco delle pietruzze, riporta i sei fratelli a casa proprio in un raro momento di stabilità economica, visto che il signore del villaggio aveva appena pagato un vecchio debito di dieci scudi (dal che si dimostra come il problema dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni abbia radici antiche…). Insomma: eravamo qui:
La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.
I due, evidentemente, non mangiano pane e volpe a colazione, visto che Pollicino li scopre un’altra volta. Tuttavia, nella loro ottusità, prendono un paio di interessanti contromisure:
Per segreto che fosse il complotto, Pollicino ne afferrò qualche parola, e subito contò di cavarsi d'impaccio come la prima volta; ma, benchè si alzasse di buon mattino per raccoglier pietruzze, non riuscì nell'intento, perchè trovò chiusa a doppia mandata la porta di casa. Non sapea che fare, quando, avendo la mamma dato a ciascuno un pezzo di pane per la colazione, ei pensò di servirsi del pane invece che delle pietruzze, sbricciolandone la mollica lungo la strada che avrebbero fatto. 
I due genitori modello riportano quindi i figli nel bosco e li riabbandonano. 
Il babbo e la mamma li menarono nel punto più fitto e scuro del bosco, e poi, infilata una scorciatoia, li piantarono soli.
Qui inizio a pensare che il Perrault non abbia torto sula sagacia di Pollicino: ma solo in termini relativi. Voglio dire: è evidente che gli altri sei fratelli sono dei rimbambiti. Ma scusa: ti hanno già abbandonato nel bosco una volta. Santa pazienza, cosa ci torni a fare? Inventati una scusa: chessò, che ti è morto il gatto, che devi andare a scuola, che ci sono i Power Ranger in tv!

Comunque, Pollicino, forte di una infondata sicumera, cerca di riportarli a casa di nuovo. 
E ancora: ti hanno abbandonato due volte! Sveglia! Non ti vogliono, fattene una ragione!
Purtroppo però il suo piano rileva profondi deficit strutturali: 
Pollicino non se n'afflisse gran che, credendo di poter ritrovare la via di casa per mezzo del pane sbricciolato cammin facendo; ma fu molto sorpreso, quando non riuscì a trovarne nemmeno una briciola: gli uccelli erano venuti e aveano mangiato ogni cosa.
Iniziano a camminare nel bosco, ma senza navigatore si perdono. E qui, seguendo la vena allegra che pervade tutta la fiaba, iniziano una serie di sfighe concatenate:
Venne la notte, e un gran vento si levò, che faceva loro una paura terribile. Da tutte le parti parea loro di sentire gli urli dei lupi che venivano per mangiarli. Sopravvenne un acquazzone, che li bagnò fino all'osso; sdrucciolavano ad ogni passo, ruzzolavano nella mota e si rialzavano tutti inzaccherati, non sapendo che fare delle loro mani.
Insomma, mancano solo la pioggia di rane e le lingue di fuoco che cadono dal cielo.
Al Pollicino viene comunque una idea non peregrina. Si arrampica su un albero per orientarsi un po’. Scorge così una luce di una candela verso la quale guida i sei decerebrati che gli si accompagnano:
Arrivarono finalmente alla casa dov'era la candela, non senza molta paura; perché spesso la perdevano di vista, quando scendevano in qualche sentiero più basso. Bussarono alla porta. Una buona donna venne ad aprire, e domandò che cosa volessero. Rispose Pollicino che erano dei poveri bambini sperdutisi nel bosco, e che domandavano per carità un posticino per dormire.
E qui tu pensi: una buona donna. Oh! Finalmente un po’ di fortuna dopo tutta questa sfiga. E invece no, non hai tenuto conto del sadismo macabro del Perrault:
La donna, vedendoli tutti così bellini, si mise a piangere. "Ahimè! disse, poveri piccini, dove siete capitati! Sapete voi che questa è la casa d'un Orco, che si mangia i bimbi? Ahimè! signora, rispose Pollicino, e che faremo noi? Se non ci date ricovero, non può mancare che stanotte stessa non ci mangino vivi i lupi del bosco. Se così dev'essere, meglio è che ci mangi il signor Orco; può anche darsi che abbia pietà di noi, se voi vi compiacerete di pregarlo".
Allegria! Direbbe Mike. Cosa succederà adesso? Come finirà questo derby dello sbranamento di bimbi tra i Lupi e l’Orco? Lo vedremo nella prossima puntata di questa storia.

A nanna, bimbi.

giovedì 17 maggio 2012

L'incredibile James Randi

Mentre proseguo l'esegesi di Pollicino (qui la prima parte) che presenta aspetti sempre più inquietanti, vi segnalo che in questi giorni è stato in Italia James Randi. 

James Randi è (davvero) un esempio, per i mostriciattoli.
Insomma l'opposto di quest'altro: http://zoodeimieifigli.blogspot.it/2012/02/un-genio-del-nostro-tempo-un-esempio.html

Per i due o tre che no lo conoscessero, è un ex illusionista (uno dei più grandi di tutti i tempi) che da qualche anno passa la vita a smascherare imbroglioni, presunti parapsicologi, maghi e fattucchiere.
Se volte saperne di più, potete iniziare da qui: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100313

È anche una delle persone più spiritose che girano per questo piccolo mondo: se avete dieci minuti, guardate questo video. È in inglese, ma ci sono i sottotitoli in 30 lingue (compreso l'italiano).

giovedì 10 maggio 2012

Pollicino è un vero genio? (puntata 1)


Se Carlo Petrini (quello di slow food)  leggesse questo blog so già che penserebbe: vabbè, ma tu te la prendi con i Barbapapà, i puffi, Velma Dinkley. Tutta roba moderna. Bisogna tornare alle care vecchie favole di una volta. Favole a chilometri zero, in cui si ritrovano i sani valori della campagna…

Vorrei essere chiaro: trattasi di FREGNACCE.

E ve lo dimostro con una delle fiabe più innocenti: Pollicino, il simpatico racconto di quella sagoma di Charles Perrault (datato 1697 o giù di lì).

Uso questa fiaba perché il mostriciattolo numero 1 ha un’ossessione per Pollicino. Una ossessione che mi ha obbligato a leggere Pollicino quelle 27 volte al mese che fanno sempre piacere.

Vediamo l’inizio, la presentazione della famiglia di Pollicino:

C'era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti. Il maggiore avea solo dieci anni e il più piccolo sette. Come mai, direte, tanti figli in così poco tempo? Gli è che la moglie andava di buon passo e non ne faceva meno di due alla volta.

Era poverissima, e i sette bimbi gl'incomodavano assai, visto che nessuno di essi era in grado di buscarsi da vivere.

Siamo quindi di fronte a una coppia di imprenditori, ramo materiale da costruzione e combustibili, con una impresa di famiglia che non versa in buone acque. Nonostante questo figliano come un Barbapapà qualunque. 

Ma, santa pazienza, se i figli t’incomodano assai, perché cavolo li hai fatti? Insomma, ci troviamo subito di fronte a una bella ventata di allegria campagnola, di quelle che piacerebbero al nostro Petrini. 

Vediamo adesso l’introduzione del nostro protagonista, il Pollicino:

Per giunta di cordoglio, il più piccino era molto delicato e non apriva mai bocca, sicchè si scambiava per grulleria quello che era un segno di bontà di cuore. Era piccolissimo, e quando venne al mondo non era mica più grosso del pollice, ed è perciò che lo chiamarono Pollicino. Questo povero bimbo era il bersaglio della casa, e sempre a lui si dava il torto. Era però il più sennato e fine di tutti i fratelli, e se poco parlava, ascoltava molto.

Il nostro eroe è quindi un disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo. Uno a metà tra Forrest Gump e Rain Man. Questo è il modello che additiamo ai mostriciattoli …

Comunque, in questo turbinio di ottimismo e spensieratezza, ecco che arriva una bella crisi economica che si abbatte su una gestione aziendale che, come abbiamo visto, già presentava diverse carenze. E allora cosa pensano i due amorevoli genitori? Ma certo! Di abbandonare i figli:

Venne una gran brutta annata, e tanta fu la carestia, che quella povera gente decise di sbarazzarsi dei piccini. Una sera che questi erano a letto, lo spaccalegna disse tutto afflitto alla moglie, seduta con lui davanti al fuoco: "Tu vedi che non possiamo più dar da mangiare ai piccini; vedermeli morir di fame sotto gli occhi non mi dà l'animo, e ho deciso di menarli domani al bosco perchè vi si sperdano”.

La moglie, per un po’, fa finta di fare resistenza, ma alla fine cede. D’altronde, quale genitore non abbandonerebbe i figli in questa occasione. Purtroppo i due non hanno tenuto conto del figlio sociopatico, che evidentemente è pure insonne:

Pollicino aveva intanto udito ogni cosa, perché essendosi accorto che discorrevano di affari, era sgusciato fuori dal suo letticciuolo e s'era insinuato sotto lo sgabello del padre.

E cosa fa il piccolo genio (fino a prova contraria)? Chiama la polizia? O almeno lo sceriffo di Sherwood? Avverte il telefono azzurro? Avvisa i fratelli e insieme fanno internare i genitori, rilevando l’azienda di famiglia e facendola diventare una multinazionale del legno, una nuova IKEA? No:

Andò subito a ricoricarsi, nè chiuse più occhio, pensando a quel che avesse da fare. Si alzò di buon mattino e se n'andò sulle rive d'un ruscello, dove s'empì le tasche di pietruzze bianche, e poi se ne tornò a casa. Si misero in cammino, e Pollicino non disse niente ai fratelli di quanto sapeva.

La mattina dopo i due genitori modello portano i figli nel bosco. E li abbandonano.

Quando si videro soli, i bambini si dettero a gridare e a piangere il più che potevano.

E qui esce il lato sadico di Pollicino:

Pollicino li lasciava gridare, ben sapendo per che via ritornare a casa; poichè cammin facendo, avea lasciato cader per terra le pietruzze portate in saccoccia. "Non abbiate paura, disse, fratelli miei; il babbo e la mamma ci han lasciati qui, ma io vi ricondurrò fino a casa: seguitemi."

I fratelli, immagino dopo aver massacrato di botte Pollicino per vendicarsi della bastardata che gli ha appena fatto, lo seguono.  Ora mi chiedo e vi chiedo: ti hanno abbandonato. Ma cosa torni a casa a fare? Cioè, cosa speri, che abbiano cambiato idea? E questo sarebbe il fratellino intelligente?

Comunque: tornano a casa. E cosa trovano? Vediamo:

Arrivati a casa dal bosco, lo spaccalegna e la moglie ricevettero dieci scudi, che da un pezzo doveano riscuotere dal signore del villaggio e sui quali non contavano più. Si sentirono rinascere, tanta era la fame che li tormentava. Il marito mandò subito la moglie dal beccaio. E poichè da molto tempo si stava digiuni, la donna comprò tanta carne che poteva bastar per sei persone non che per due.

Cioè: i due impuniti hanno appena abbandonato sette figli nel bosco perché non hanno di che mangiare, condannandoli a morire nella migliore delle ipotesi sbranati dalle belve. Trovano i soldi e tu dici: la prima cosa che penseranno è andare a recuperare i figli. Nooooooooo! Giù a mangiare ai quattro palmenti. Poi, a stomaco pieno, gli viene qualche rimorso:

Saziati che furono, disse la poveretta: "Ahimè, dove saranno ora quei poveri piccini! Che festa farebbero di questi avanzi”

Gli avanzi ?!?!? Vabbé, abbiamo capito che i due taglialegna non vinceranno il premio "genitore dell'anno 1697/8". A questo punto, tuttavia, il Perrault apre uno spaccato sociologico sul rapporto uomo/donna che, pur interrompendo il flusso narrativo, ci fa capire come le cose non siano per niente cambiate dal 1697 a oggi:

Lo spaccalegna, dalli e dalli, gli scappò la pazienza, e minacciò di batterla, se non si stava zitta. Non già che non fosse più addolorato di lei; ma la moglie ciarliera gli rompeva la testa ripetendogli che l'avea detto, ed egli era come tanti altri, cui piacciono le donne che dicono bene, ma che non possono soffrire quelle che hanno sempre ben detto.

Ed ecco che, mentre la moglie continua a struggersi e il marito a smaronarsi, con un coup de teatre degno dei migliori telefilm degli anni ottanta, i sette figli ricompaiono. I genitori sono abbastanza contenti e gli danno pure da mangiare (immagino gli avanzi di cui sopra).

Tutto bene quel che finisce bene, uno pensa. Invece no: l’incapacità imprenditoriale dei due taglialegna unita al calo del PIL ci rimette lo zampino:

La contentezza dei genitori fu grande, ma durò solo fino a che durarono i dieci scudi; finiti questi, ricaddero i poveretti nella disperazione di prima, e da capo decisero di perdere i figli, portandoli, per non mancare il colpo, molto più lontano della prima volta.

Cosa succederà adesso? lo vedremo nella prossima puntata di questa disamina del “mito” Pollicino…

mercoledì 11 aprile 2012

Le angosce di un genitore di fronte alla grande storia

Stanotte ho sognato che, tra qualche anno, la maestra avrebbe chiesto ai mostriciattoli una ricerca sulla  seconda repubblica ...















... e mi sono svegliato in un bagno di sudore ...

mercoledì 4 aprile 2012

Barbapapà e gli abusi edilizi

Visto che a fare figli in questo momento è la generazione nata tra gli anni settanta e ottanta, sono tornati in voga i cartoni di quando noi eravamo piccoli.

Tra i primi, è rispuntata l’allegra famiglia di blob obesi: i Barbapapà, qui di fianco in una immagine 3D d'epoca.

Che poi è il papà che si chiama “Barbapapà”. Siccome anche la mamma e i figli si chiamano “Barbapapà”, dobbiamo presumere che questo sia il cognome. Cioè Barbaforte si chiama “Barbaforte Barbapapà”. E quindi – pensateci bene - Barbapapà si chiama “Barbapapà Barbapapà”. Santi numi.

A prescindere da queste illuminazioni onomastiche che vengono solo agli adulti, rivedere questi cartoni è una esperienza un po’ agghiacciante (poi uno coi mostriciattoli non lo dà a vedere, ma è così).

Prendiamo un attimo il problema della casa (dei Barbapapà, naturalmente).

Facciamo un breve riassunto della situazione per chi non avesse piccoli mostriciattoli e, di conseguenza, non avesse recentemente avuto il piacere di vedersi ogni singolo episodio della saga quelle quindici/sedici volte regolamentari.

Dopo essere sbucato da sotto il giardino (episodio 1), Barbapapà che è evidentemente un alieno o un immigrato clandestino (non assomiglia per niente agli abitanti del luogo), viene giustamente scambiato per un animale e spedito prontamente allo zoo. Qui scopre di essere capace di mutare forma (episodio 2). Il tutto senza aver mai visto Terminator 2 o un episodio di Star Trek Deep Space Nine. Comunque, salva alcune persone da un incendio trasformandosi in una scala e viene accettato. Gli costruiscono una prima casetta, forse già questa con un abuso edilizio, in giardino.

Dopo alcuni episodi (dal 4 al 7) in cui il nostro, accompagnato illegalmente da due minorenni, gira mezzo mondo (oltre che la luna) alla ricerca di una compagna, spendendo una fortuna non sua (visto che non lavora), finalmente la trova nel giardino della casa da cui era partito (quando si dice moglie e buoi dei paesi tuoi …).

Si sposano e fanno subito sette (dicesi sette!) figli (episodio 8).

A questo punto evidentemente il monolocale costruito in giardino non basta più. Certo, ci si poteva pensare anche prima di procreare in maniera così sconsiderata.

I Barbabapà ripresi da una telecamera di servizio
nell'atto di occupare abusivamente una casa
Ma tant’è: i due minori trovano una soluzione. Fanno occupare abusivamente una casa che i Barbapapà ristrutturano alla bell’è meglio (episodio 10). Io mi chiedo, ma i genitori di questi due dove stanno? Si rendono conto di cosa combinano i loro figli?

Tenete conto che sotto il profilo penale è ravvisabile nell’ordine: il reato di invasione di terreni od edifici (art. 633 c.p.), ma anche danneggiamento (art. 635 c.p.) e furto (artt. 624 e 625 c.p.). Senza contare la violazione di domicilio (art. 614 c.p.).

Ma sorvoliamo.

Poco dopo il legittimo proprietario decide di fare una sana speculazione immobiliare sull’area (episodio 11). Fa sgombrare i blob obesi che occupano abusivamente una sua proprietà, abbatte il rudere fatiscente e costruisce un moderno complesso immobiliare, dotato di tutti i confort.

Non solo: regala agli ex occupanti abusivi un appartamento! (è proprio vero che è un’opera di fantasia: lo capisci da particolari assolutamente improbabili come il fatto che un costruttore regali un bilocale a qualcuno).

Ma, guarda un po’, l’appartamento gratis non piace ai nostri eroi. È troppo piccolo, dicono gli ingrati.

Ma scusa, dico io: sei capace di trasformarti nella qualunque. Suvvia! “Resta di stucco è un barbatrucco” fai il piacere di diventare più piccolo! Oppure mangia meno: è evidente che tutta la famiglia ha problemi di peso!

No. Niente. Se ne vanno.

E fanno pure gli offesi! Gli hanno regalato un appartamento troppo piccolo! Poverini!

Il plastico della casa abusiva dei Barbapapà
utilizzato da  Bruno Vespa  nella famosa puntata
di Porta a Porta sugli ecomostri
Per rimediare, trovano un terreno, con un bel torrentello, e si costruiscono una casa abusiva! (reato “permanente” ex art. 44 del Testo unico dell’edilizia).

E poi passano episodi su episodi a fare la morale a noi umani.

Ma se solo per il problema della casa hanno commesso più reati di Callisto Tanzi e Lele Mora messi assieme!

E badate: non sto conteggiando i reati commessi nell’episodio 12 per resistere al tentativo di abbattere l’ecomostro che hanno costruito (violenza, minacce, resistenza a pubblico ufficiale) e i reati ambientali: immaginatevi infatti nove blob obesi in una casa che non è collegata al sistema fognario ma scarica nel torrentello di cui sopra.

Cioè, nei cartoni e nei libri non si accenna mai al problema della barbacacca: ma questi mangiano e da qualche parte dovranno pur evacuare…

Ecco: di questo e di altri inquietanti segreti dei Barbapapà, parleremo forse in un altro post…