lunedì 28 gennaio 2013

La riscoperta del Quasismo

alcuni giorni fa (il 24 gennaio) su twitter l’Ing. Fasano ha inviato questo tweet:
La settimana è finita (quasi), gennaio è finito (quasi), l'inverno è finito (quasi) la crisi è finita (quasi). In Italia siamo così: quasi.
Il tweet è acuto ma contiene due imprecisioni, una temporale e una spaziale: l’inverno era infatti appena iniziato (ne mancavano quasi i 2/3, visto che finisce il 21 marzo) e l’atteggiamento del “quasi” non è una priorità italica. Benché infatti l’Italia rappresenti oggi uno dei Paesi in cui è più diffuso, esso, come vedremo, viene da molto lontano.

Ho quindi deciso di prendere spunto da qui per ricostruire rapidamente la storia del Quasismo, una antica filosofia, praticata inconsapevolmente da molti, che è stata espulsa dalla storia ufficiale del pensiero (tanto che nemmeno Wikipedia ne parla).

Il Quasismo, breve introduzione

Ma cosa predica il Quasismo? si chiederanno i miei tre lettori. Per comprenderlo, un esempio vale più di mille parole.

Pensate ai vostri colleghi, agli amici, ai familiari. E adesso provate a contare le volte nell’ultimo mese in cui alla domanda “hai finito quel lavoro?” o “hai fatto quella cosa che ti avevo chiesto?” vi siete sentiti rispondere: “QUASI”.

Immagino che non siete in grado di dire quante volte è successo. Eppure sapete che è successo.
Questa è la forza (e la debolezza) del Quasismo: il suo mimetismo concettuale, la sua omocromia sociale, il suo camaleontismo ideale. Ogni giorno centinaia di milioni di esseri umani nel mondo (esclusa la Germania, dove non ha mai attecchito) praticano atti di Quasismo senza accorgersene.

Le origini del Quasismo: Anabolardo di Isterizo

Ma alcuni pensatori, nella storia, sono stati in grado di squarciare il velo che nasconde ai più la vera essenza della nostra vita: il Quasi.

Il primo filosofo di cui abbiamo notizia fu Anabolardo di Isterizo, uno dei presocratici meno noti al grande (ma anche al piccolo) pubblico.

Mentre altri ragazzotti nullafacenti della Magna Grecia si baloccavano con il fuoco, l’Essere, l’aria, gli atomi o il Numero (con la N maiuscola) egli capì che alla base di tutto c’era il σχεδόν [scedon], il quasi.

Ci sono rimasti due frammenti molto chiari di Anacardo:

Quasi è all’inizio e Quasi è alla fine
Quasi Quasi mi vado a fare un goccio alla taverna

Il Quasismo nella filosofia contemporanea

Purtroppo Socrate non prese in considerazione la tradizione Quasistica e questo comportò che per secoli nessun pensatore si preoccupò del significato del Quasi.

Tuttavia nel XIX secolo il Quasi tornò per un breve periodo al centro della riflessione filosofica. Due pensatori, in particolare, ne svilupparono l’analisi prendendo tuttavia due strade diverse. Due strade che ancora oggi segnano uno spartiacque tra due modi forse radicalmente opposti di considerare il Quasi.

Sto parlando, naturalmente, del Quasismo Ideale di matrice latina e del Quasismo Pragmatico di matrice anglosassone (come detto, i tedeschi hanno grandissimi problemi a comprendere il Quasi).

Il Quasismo Ideale fu sviluppato in origine dal filosofo spagnolo Pablo Cerca de Casi.
Il suo fondamentale testo “Ho quasi finito questo libro”, purtroppo non fu mai pubblicato: ce ne rimane tuttavia una versione incompiuta su cui il pensatore lavorò fino all’ultimo giorno.
Per il Quasismo ideale il Quasi è il massimo a cui l’essere umano (imperfetto) può aspirare, poiché la completezza e la compiutezza sono solo di Dio (si notano gli influssi della tarda scolastica in questa posizione).
Tuttavia l’uomo non lo sa e quindi passa l’esistenza a cercare di superare il Quasi: ma gli effimeri successi di questa tensione si rivelano sempre caduchi o illusori (sempre escludendo la Germania).

Il Quasismo pragmatico, teorizzato dal filosofo inglese John Almost, è in netto contrasto con la visione pessimistica e rinuciataria del Cerca-de.
Secondo Almost è vero che il Quasi è l’alfa e l’omega dell’esistenza dell’Uomo. Tuttavia questo avviene perché il Quasi è già la perfezione e ogni idea di superarlo è una illusione che solo quei fannulloni che vivono in panciolle sulle spiagge del mediterraneo possono coltivare.
Una fondamentale riflessione che (e qui si vede il profondo legame con il nostro Paese) l’Almost espresse con la frase forse più famosa della sua produzione. Una frase scritta in milanese: Piutost che nient l’è mej Piutost

mercoledì 2 gennaio 2013

Bob Aggiustatutto e il complotto della lobby dei costruttori


Ultimamente il mostriciattolo numero 1 si sta appassionando a un nuovo cartone: Bob Aggiustatutto.

Come argutamente segnala la stessa Wikipedia “In italiano il titolo è stato travisato perché in realtà il protagonista (Bob the Builder) è un costruttore”.

Le vicende di ogni puntata si snodano attorno alla realizzazione di un edificio o di una qualche struttura (una nuova latteria, un giardino botanico, una piscina olimpionica e così via). 
Il tutto avviene nella ridente Valle dei Girasoli, una amena località in cui il nostro Bob opera coadiuvato da una serie di macchine da lavoro che, naturalmente, sono antropomorfizzate (che appare una citazione o forse un plagio del Trenino Thomas).

Bob Aggiustatutto con la sua squadra di macchine.
Sullo sfondo la Valle dei Girasoli prima che i nostri eroi la cementificassero

Fin qui tutto abbastanza bene.

Le puntate sono simpatiche, i personaggi positivi, la trama basata sulla squadra che, lavorando assieme, sistema il casino fatto da uno dei personaggi (secondo lo stesso schema “etica protestante” del Trenino Thomas).

Ma poi uno inizia a vedere qualche puntata e ci si rende conto che questo cartone è chiaramente un subdolo tentativo della lobby dei costruttori di indottrinare i piccoli.

Mettiamo in fila un po’ di fatti:

1. Bob vive nella piccola Valle dei Girasoli e ogni giorno costruisce un nuovo edificio tra il giubilo generale. E spesso si tratta di grossi insediamenti, anche di carattere produttivo (ieri per esempio costruiva un caseificio).

2. In genere questi edifici vengono costruiti in un giorno. Ora: o Bob è il costruttore più veloce del mondo, o ci troviamo di fronte a gravi mancanze dal punto di vista strutturale. Comunque si dà l’impressione ai pargoli che costruire una casa sia questione di poche ore, una operazione pulita e tranquilla.

Bob e la sua squadra si apprestano a devastare
felicemente un'altro pezzo della Valle dei Girasoli
3. Nel cartone non c’è mai nessuno che lamenta del consumo di territorio, mai un problema di licenze edilizie, mai un accenno a oneri di urbanizzazione o aree standard da cedere al comune.

4. Naturalmente non si parla mai nemmeno di permessi di costruzione o almeno di una DIA: non dico che siamo ai livelli di abusivismo dei Barbapapà, ma qualche sospetto viene (d’altronde mr. Bernard Bentley, il Sindaco della Valle dei Girasoli, ha una faccia da corrotto che metà basta…).

5. Alcuni degli edifici sono pubblici, ma anche qui non si parla mai di gare d’appalto. D'altronde Bob lavora in regime di sostanziale monopolio…

A ben guardare nelle ultime puntate la Valle dei Girasoli viene sempre inquadrata con dei campi molto stretti: quasi a far presagire che della valle amena non sia rimasto che qualche scorcio, essendo evidentemente tutto il resto occupato dagli oltre 80 (ottanta!) edifici costruiti da Bob, il palazzinaro di Rai YoYo…

giovedì 20 dicembre 2012

“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 8

Ultimo giorno!

Ecco l'ultimo, imperdibile appuntamento con i “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. 

mercoledì 19 dicembre 2012

“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 7

Meno 2! Avete scelto cosa mettervi per il grande evento?
Se siete donne iniziate a pensarci subito, che è tardi!
Se siete uomini pescate a caso nell'armadio, va bene lo stesso.

Intanto continuate a seguire i “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. Un modo simpatico, ma al tempo stesso pratico, per prepararsi all'Ultimo Giorno.




lunedì 17 dicembre 2012

“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 6

Meno 3! Inizia il Final Countdown!

Continuate a seguire i “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. Un modo simpatico, ma al tempo stesso pratico, per prepararsi all'Ultimo Giorno.



“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 5

Meno 4! Il grande evento si avvicina!

Continuate a seguire i “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. Un modo simpatico, ma al tempo stesso pratico, per prepararsi all'Ultimo Giorno.



venerdì 14 dicembre 2012

“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 4

Mancano solo 7 giorni alla fine del mondo!

Continuiamo con i “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. Un modo simpatico, ma al tempo stesso pratico, per prepararsi all'Ultimo Giorno.



L'agenzia di PR "Maya" vi dà appuntamento a lunedì!

mercoledì 12 dicembre 2012

“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 3

Mancano solo 8 giorni alla fine del mondo!



In previsione di questo happening mondiale, lo zoo dei miei figli aderisce alla campagna dell’agenzia di PR Maya “Vivi da protagonista la fine del Mondo!"

Come recita il comunicato di lancio di questa interessante iniziativa, si tratta di “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. Un modo simpatico, ma al tempo stesso pratico, per prepararsi all'Ultimo Giorno.

martedì 11 dicembre 2012

“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 2

Mancano solo 9 giorni alla fine del mondo!

In previsione di questo happening mondiale, lo zoo dei miei figli aderisce alla campagna dell’agenzia di PR Maya “Vivi da protagonista la fine del Mondo!
Come recita il comunicato di lancio di questa interessante iniziativa, si tratta di “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. Un modo simpatico, ma al tempo stesso pratico, per prepararsi all'Ultimo Giorno.

Ecco qui il secondo comunicato per il grande evento “Fine del Mondo!” 


“Vivi da protagonista la fine del Mondo!” - Comunicato 1

Mancano solo 10 giorni alla fine del mondo!

Sarà il più grande evento che si ricordi a memoria d’uomo. Un record che rimarrà imbattuto per sempre, visto che dopo non ci sarà più nessun uomo e nessun evento.

In previsione di questo happening mondiale,  lo zoo dei miei figli aderisce alla campagna dell’agenzia di PR Maya “Vivi da protagonista la fine del Mondo! .

Come recita il comunicato di lancio di questa interessante iniziativa, si tratta di “consigli utili, piccoli segreti e curiosità sul disastro che ucciderà tutti”. Un modo simpatico, ma al tempo stesso pratico, per prepararsi all'Ultimo Giorno.

Ecco qui il primo comunicato per il grande evento “Fine del Mondo!” 


E se volete qualche ricetta per lo zampone, potete andare qui: www.salumi-italiani.it

giovedì 6 dicembre 2012

lunedì 3 dicembre 2012

Trenino Thomas: l’inferno dei no Tav

L’avvento del Digitale terrestre ha portato tra le altre belle cose (tipo 5 canali di sport, 2 all news e 4 di documentari) una pletora di canali di cartoni animati 24 ore su 24. Una trappola per mostriciattoli che – adesso che si appropinqua il Natale – appare in tutta la sua spietatezza. Tra i cartoni (max tre al giorno) che vede mostriciattolo numero 1 c’è il Trenino Thomas.

foto di gruppo del trenino Thomas e dei suoi amici
Si tratta delle avventure di 8 treni “antropomorfizzati” nell’immaginaria Isola di Sodor. 

Le storie, come mi ha acutamente fatto notare un mio amico, sono tutte uguali: Thomas (o più raramente un altro dei treni) deve fare un lavoro per Sir Topham, il proprietario delle ferrovie di Sodor. Essendo treni si tratta in genere di potere qualcosa o qualcuno da qualche parte. 

Ma Thomas combina un casino. Allora si mette di impegno e, con l’aiuto degli altri treni, rimedia. Insomma, una variante classica della morale protestante.

Fin qui tutto bene. Ma, ancora una volta, non bisogna fissarsi sui dettagli.


L’Isola di Sodor, la più infrastrutturata del mondo

Iniziamo dall’Isola di Sodor (luogo immaginario tradizionalmente posto nel canale d’Irlanda, all'altezza dell'Isola di Mann). 

Guardando i cartoni una cosa appare chiara: ci sono più rotaie su quest’isolotto che in Germania e in Francia messe assieme. Arrivano dappertutto.

Bisogna ritirare dei maiali dalla fattoria del contadino James? Niente paura, ci arriva la ferrovia.
Bisogna prendere i bambini a scuola e portarli al parco? Che problema c’è. Quale scuola non ha una sua stazione privata? E naturalmente tutti i parchi sono attraversati dai binari!

Il paesaggio tipico dell'Isola di Sodor:
binari, binari e ancora binari
È evidente che hanno un regolamento edilizio forroviariocentrico: quando costruisci una casa nuova, oltre agli allacci di acqua, elettricità e gas ti tocca costruirti il tuo ramo di ferrovia con relativa stazione.

E poi su quest’isola (che non si capisce quanto è grande ma si sospetta superi per dimensioni il campo di Holly e Benji) ci sono chilometri e chilometri di ferrovia a tre binari, linee principali e secondarie per andare quasi ovunque, ponti ferroviari, scavalchi, scambi a non finire... 

Insomma, l’inferno dei no-Tav!


Sir Topham, un bieco sfruttatore?

Sir Topham nella sua tipica
posa mentre fa un
cazziatone a Thomas
Veniamo poi al proprietario delle ferrovie di Sodor: Sir Topham Hatt.
Il suo ruolo principale è quello di cazziare i treni che hanno combinato il casino standard della puntata (che poi non si capisce perché semplicemente non faccia fondere Thomas dopo l’ennesima volta che perde il carico, arriva in ritardo, sbaglia la consegna, ecc…)

Ma è chiaramente un tipo strano: innanzi tutto, nonostante possegga un sistema ferroviario che arriva in ogni angolo dell’Isola, lui gira in macchina! La cosa è inquietante… Perché Sir Topham non si fida dei suoi treni?

La spiegazione mi pare possa essere una sola: Sir Topham teme una rivolta delle locomotive che tiene in stato di semischiavitù. 

Le prove sono univoche: Sir Topham veste come un proprietario terriero dell’800 e non si parla mai di compensi per il lavoro di Thomas e degli altri. Credo che gli abbia fatto aprire delle partite IVA fasulle (frodando su tasse e contributi). D'altronde l’isola chiaramente un paradiso fiscale come Jersey o l’Isola di Mann…

Capito questo si comprende perché all’inizio i trenini lo chiamavano “Fat Controller”…


Tirando  le somme

Insomma, siamo di fronte a un cartone che è un inno all’utilizzo intensivo delle tecnologie e all’infrastrutturazione spinta del territorio. Un’elegia dei modelli produttivi fordiani e dello sfruttamento delle macchine (per quanto antropomorfizzate).

Beh… Mi piace! 

lunedì 15 ottobre 2012

Pollicino è un vero genio? I gran finali

Per chi volesse leggere le puntate precedenti le trova qui:

Altrimenti qui c'è, in poche righe, l'inevitabile riassunto delle puntate precedenti…

… causa crisi economica e incapacità imprenditoriali dei genitori, Pollicino e i fratelli si fanno abbandonare ripetutamente nel bosco da una mamma e un papà degeneri. Arrivati nella casa dell’Orco rischiano di essere mangiati dal padrone di casa. Ma Pollicino fa in modo che al posto suo e dei sei fessi che si trascina dietro il suddetto Orco sgozzi le sue sette figlie. Insomma eravamo arrivati alla bucolica immagine della madre che trova le figlie in un mare di sangue:
Svegliatosi l'Orco, disse alla moglie: "Va di sopra e apparecchiami quei furfantelli di iersera." L'Orca si maravigliò di tanta bontà nel marito, e subito montò di sopra, dove ebbe un colpo quando vide le sette figlie scannate che nuotavano in un mare di sangue. Cominciò per venir meno, perchè questo è il primo espediente che le donne trovano in casi simili. L'Orco, vedendola tardare, andò anche lui di sopra ed ebbe a trasecolare davanti all'orribile spettacolo. "Che ho fatto! esclamò. Me la pagheranno quegli sforcati, e subito!"
Le povere orchette barbaramente sgozzate per colpa dell'inganno di Pollicino
in un toccante disegno dei bambini  della scuola Spinea di Venezia 
Per inseguire Pollicino &co, l’Orco prende gli stivali di trenta miglia, con cui scavalca montagne e traversa fiumi come fossero ruscelletti, cercando i sette bambini per vendicare la morte delle figlie (e comunque per mangiarseli, che alla fine era il piano originale). Ma Pollicino, come un novello Colonnello John "Hannibal" Smith, ha un piano… 
Pollicino, visto non lontano una roccia scavata, vi si nascose coi fratelli, guardando sempre a quel che l'Orco faceva. L'Orco, che si sentiva spossato dal lungo cammino, perchè gli stivaloni di trenta miglia stancano maledettamente chi li porta, volle riposarsi e andò a sedere, per caso, proprio sulla roccia dove i piccini stavano nascosti. Siccome non ne poteva più, pigliò sonno dopo un poco, e cominciò a russare con tanto fracasso….
Insomma, Pollicino e i fratelli sono nascosti in una pietra cava con l’Orco che ci dorme seduto sopra. Ma l’Orco non aveva un olfatto eccezionale? Perché non li ha fiutati come aveva fatto la sera prima in casa?
Domande a cui il Perrault purtroppo non risponde…

Comunque, a parte queste piccole incongruenze nel racconto, qui inizia il piano diabolico di Pollicino che ne fa rivalutare l’intelligenza: 
Pollicino ebbe meno paura degli altri, e disse ai fratelli che subito scappassero a casa mentre l'Orco dormiva sodo, e che di lui non si dessero pensiero. Quelli seguirono il consiglio e in meno di niente furono a casa loro. Pollicino si accostò all'Orco, gli cavò pian pianino gli stivaloni e se li mise. Gli stivaloni erano molto grandi e larghi; ma siccome erano anche fatati, aveano il dono di allargarsi o di stringersi secondo la gamba di chi li calzava.
Ed ecco che esce l’anima perfidamente truffaldina del nostro Pollicino, il disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo che, vi ricordo, additiamo con questa fiaba ai bimbi come eroe positivo ed esempio: 

Se n'andò difilato alla casa dell'Orco, dove trovò la moglie di lui che piangeva sempre accanto alle figlie scannate. (ndr: Sempre tanta allegria in questa fiaba, neh?)

"Vostro marito, le disse Pollicino, è in gran pericolo; è incappato in una banda di ladri, e questi hanno giurato di ammazzarlo se egli non dà loro tutto il suo danaro. Nel punto che gli tenevano il pugnale alla gola, egli mi ha visto e mi ha pregato di correre ad avvertirvi e di dirvi che mi consegniate tutti i valori, nessuno escluso, se no lo scannano senza misericordia. Siccome la cosa è urgente, ha voluto anche che prendessi i suoi stivaloni di trenta miglia, sì per far presto sì perchè non m'aveste a pigliare per un imbroglione". La buona donna, più impaurita che mai, gli diè subito quanto aveva; perchè l'Orco era un marito eccellente, con tutto che mangiasse i bimbi.
Ecco. Considerate questa scena. Pollicino, dopo aver fatto sgozzare con l’inganno le sette orchessine realizza una truffa sul classico schema del “telegrafo ritardato”. Ruba gli stivali all’Orco, inganna la povera moglie ancora sotto shock per l’omicidio delle figlie, ruba tutto il patrimonio di una onesta famiglia, con un buon padre lavoratore, un marito eccellente, con l’unico difettuccio di mangiare i bimbi (ma chi non ha un difetto, a questo mondo).

E per fare cosa? Per portare i soldi ai suoi genitori che l’amavano così tanto da farlo morire di fame e abbandonarlo due volte – ripeto: due volte – nel bosco! Questo infatti è il primo finale della fiaba: 
Pollicino, carico di tutte le ricchezze dell'Orco, se ne tornò alla casa paterna, dove fu accolto a braccia aperte.
Io credo che qui il Perrault abbia avuto un rigurgito di realismo. Cioè, un finale così non è credibile. E infatti ce ne confeziona un secondo: 
A questo particolare molti non credono. Pollicino, dicono costoro, non ha mai fatto questo furto all'Orco; e se gli prese gli stivaloni, lo fece perchè l'Orco se ne serviva per correre dietro i bambini: questo essi sanno di sicuro, avendo anche mangiato e bevuto in casa del taglialegna.
Ecco, in una prima fase Pollicino ne esce moralmente un po’ meglio… (anche se queste giustificazioni per il furto con destrezza appaiono un po’ pelose). 
Affermano poi che quando ebbe calzato gli stivaloni dell'Orco, Pollicino se n'andò alla corte, dove sapeva che si stava in gran pensiero per un esercito che si trovava lontano 700 miglia e che avea dato battaglia chi sa con quale esito. Si presentò, dicono, al re, e gli disse che se voleva notizie gliene avrebbe portato prima di sera. Il re gli promise, dato che riuscisse, una grossa somma. Pollicino portò la notizia la sera stessa…
Ora, anche qui qualche domanda: come faceva Pollicino, che tra l’altro erano giorni che vagava nel bosco, a essere così  informato della situazione geopolitica del Regno? E poi, chi ha vinto la battaglia? Con chi si stava combattendo? Tutte questioni di cui il Perrault, evidentemente stanco di scrivere di Pollicino, non si cura.
E infatti passa velocemente a chiudere il secondo finale e la fiaba… rifacendo cadere il nostro protagonista (che rimane sempre il presunto eroe di questo racconto) nell’abiezione morale… 
E così, fattosi un nome per questa prima bravura, guadagnava quel che voleva. Perchè il re lo pagava profumatamente per portar gli ordini ai soldati e moltissime dame gli davano quanto più volesse per aver notizie dei loro amanti, anzi fu questo il suo guadagno più grosso. C'erano anche di quelle che lo incaricavano di portar le lettere ai mariti; ma lo pagavano così male ch'ei non si degnava mettere a conto quel che guadagnava per questa mano.
In questo sottofinale in crescendo, vi farei notare due cose:
1. Pollicino fa i soldi favorendo incontri segreti a base di sesso acrobatico tra mogli e amanti, distruggendo famiglie, rompendo legami, disperdendo patrimoni.
2. Il servizio di informazione e trasmissione messaggi di Pollicino sviluppa lo stesso modello di business di Internet: nasce a scopi militari ma fa il grosso dei soldi con il sesso… (insomma nel XX secolo non ci  siamo inventati niente). 
Dopo aver fatto un certo tempo il corriere, ammassando una bella fortuna, Pollicino tornò dal padre, dove non si può figurarsi quanto si fu contenti di rivederlo. La famiglia nuotò nell'abbondanza. Pollicino comprò altrettanti impieghi pel babbo e pei fratelli, e quando gli ebbe tutti ben collocati seguitò egli stesso a vivere in corte da gran signore.
Insomma, per chiudere la fiaba, Pollicino “compra” un po’ di impieghi pubblici per i suoi famigliari.

E così siamo arrivati alla fine: tirando le somme il nostro Pollicino è un disadattato, sociopatico, ai limiti dell’autismo, affetto da nanismo. Non solo: è un ladro, un distruttore di famiglie e un corruttore… ma, proprio per questo è pieno di soldi da fare schifo.

Ecco. Per un po’ sono rimato perplesso nell’indicare questo modello ai mostriciattoli… insomma, avrei preferito qualcosa sul duro lavoro, le ricompense per l’impegno personale, il saper andare oltre i propri limiti con l’impegno e la dedizione… una roba un po’ più vicina all’etica protestante (o ai film americani che danno su Canale 5 il sabato pomeriggio)…  ma poi guardandomi intorno mi è venuto un agghiacciante dubbio…

…e se Pollicino avesse capito tutto? Se fosse davvero lui, il genio? 

Pollicino ricco e felice... e se avesse ragione lui?